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Gregoretti, Matteo Salvini trascina Giuseppe Conte in tribunale: Libero mostra le carte che inguaiano il premier

Giuliano Zulin
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«Non pretendevo un medaglia, era il mio lavoro quello che gli italiani mi chiedevano, non mi aspettavo neanche due processi, se volete venire a farmi compagnia il 3 ottobre sarò in tribunale a Catania, non sono abituato ad andarci da criminale, ma ci vado a testa alta, ma sicuramente qualche esponente del governo verrà a farmi compagnia. Io rischio 15 anni di carcere per aver fatto rispettare la legge e i confini del mio Paese ed è chiaro che è un processo politico, ma siccome le scelte le prendevamo tutti insieme allora ci andremo tutti». Le parole di Matteo Salvini pronunciate a Rtl 102.5 promettono spettacolo.

 

 

Ne vedremo delle belle al processo. Soprattutto vedremo alla sbarra, magari come testimone chiamato dalla difesa, Giuseppe Conte, Elisabetta Trenta (ex ministro delle Difesa) e Danilo Toninelli (ex ministro delle Infrastrutture, alla guida della Guardia Costiera). Il "capitano" sarà giudicato, su decisione del Senato a maggioranza giallorossa, per le vicende Gregoretti e Open Arms. In entrambi i procedimenti l'ex capo del Viminale è accusato di sequestro di persona. La sua colpa? Aver tenuto a bordo, senza farli sbarcare, centinaia di migranti. Eppure c'era una norma, il famoso decreto sicurezza tramutato in legge con i voti dei grillini, che permetteva al segretario del Carroccio di poter impedire ai clandestini l'approdo sul territorio italiano. Dov' era il premier, che poi è lo stesso dal 2018, quando si concepivano tali provvedimenti che permettevano il divieto di sbarco? Era a Palazzo Chigi o era un turista?

In realtà, atti alla mano, il capo del governo dovrà rispondere come Salvini dei reati a lui contestati. Vediamo perché. Il 12 febbraio il Senato votò per il rinvio a giudizio dell'ex ministro dell'Interno. Da segnalare che sul caso Diciotti, identico a quello della Gregoretti, Palazzo Madama salvò Matteo. Già solo questo fa capire che i senatori si esprimono solo per motivi politici. Che poi è un guaio, perché adesso è toccato a un leghista - quindi un reietto per la sinistra - ma domani, dopodomani potrebbe toccare a ogni ministro della Repubblica, che si vedrà limitato nelle sue funzioni, approvate dal popolo.

Torniamo alla vicenda. A luglio 2019, l'equipaggio della Gregoretti salva in mare 116 persone ma, come era avvenuto alla Diciotti, non gli è data la possibilità di attraccare e quindi rimane per giorni fuori dal porto di Augusta. Vengono comunque fatti scendere i minori e un passeggero affetto da sospetta tubercolosi. Poi il 31 luglio la "Rappresentanza permanente presso la Ue" fa sapere che, su richiesta della presidenza del Consiglio (quindi di Conte), alcuni Paesi europei sono disposti ad accogliere i migranti. Poche ora dopo si decide lo sbarco dei 115 a bordo della Gregoretti, imbarcazione della Guardia Costiera. Dunque Palazzo Chigi era pienamente responsabile. Non solo Salvini.

Il primo agosto, sempre del 2019, una nave Ong, la spagnola Open Arms, in più operazioni prende a bordo centinaia di immigrati e chiama le autorità italiane, benché ancora in acque internazionali. Lo stesso giorno viene emanato dal ministero dell'Interno, di concerto con quello della Difesa e dei Trasporti informando la presidenza del Consiglio, il divieto di ingresso, transito e sosta nel mare italiano dell'imbarcazione, in virtù dei decreti sicurezza (votati dalla maggioranza gialloverde e approvati dal premier). Il capitano del mezzo invece di procedere verso la Spagna o verso Malta, punta sull'Italia. I legali della Open Arms fanno ricorso al Tar del Lazio contro il divieto. I giudici lo accolgono parzialmente. C

osì i migranti si avvicinano a Lampedusa. Tredici vengono fatti scendere per motivi sanitari benché, a una prima visita, tutta questa emergenza non emerga (solo uno ha l'otite come dichiarava il responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa, Francesco Cascio). Altri scendono a terra: 27 presunti minori. Presunti poiché otto di loro, appena sbarcati, si dichiarano maggiorenni. Rimangono così poco più di un centinaio di clandestini a bordo. La sinistra teme per la salute degli ospiti, allora sale a bordo il medico della Sanità marittima con gli uomini della Squadra mobile e della Guardia costiera, su input del procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella. Risultato: zero «patologie particolari importanti» dal punto di vista sanitario, anche se risultano «molto stanchi e provati dalla lunga permanenza sulla barca».

Il 19 agosto, nonostante il governo gialloverde ormai fosse morto, ancora Salvini, la Trenta, Toninelli e Conte si oppongono di nuovo al Tar, quasi chiedendo che la Open Arms andasse in Spagna, la quale sarebbe ormai pronta ad accogliere... Niente, il giorno dopo il pm di Agrigento sequestra la nave e fa scendere tutti. A processo però va solo Salvini, ma davanti al giudice qualche testimone uscirà come imputato. Gli atti e le date parlano da soli. 

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