Declino

Giuseppe Conte, l'aneddoto di Minzolini: "Non hai scritto che sono simpatico?", la domanda al giornalista che tradisce l'ex premier

Cala il sipario su Giuseppe Conte. È calato ufficialmente ieri, sabato 13 febbraio, con il passaggio della campanella a Palazzo Chigi: fuori il presunto avvocato del popolo, dentro Mario Draghi. Sorrideva, il professore, dissimulava tutto il disappunto, forse la rabbia, per essere stato costretto a lasciare la premiership. Dunque ha incassato il lungo applauso dei dipendenti di Palazzo Chigi, affacciati ai balconi mentre lui e Olivia Paladino, che per ragioni misteriose rifiutava di dargli la mano, sfilavano sul tappeto rosso. Poi basta, è finita. Fuori. Escono da Palazzo Chigi. Fisicamente.

 

E su quanto accaduto subito dopo l'uscita "fisica" di Conte da Palazzo Chigi, ecco, puntualissimo, piovere un aneddoto di Augusto Minzolini, aneddoto raccontato su Il Giornale di oggi, sabato 14 febbraio. "C'è chi se ne va e spera che si tratti solo di un arrivederci. A pochi passi da piazza di Fontanella Borghese, dopo il passaggio di consegne con Mario Draghi, arriva il corteo delle macchine di Giuseppe Conte, che per l'ultima volta ha percorso il tragitto da Palazzo Chigi a casa sua", premette Minzolini.

 

Il racconto prosegue: "È con la compagna Olivia Paladino, la Melania Trump de noantri, che svetta accanto a lui. Ed è lui che questa volta incalza il cronista: Ma non hai scritto, come mi avevi detto l'ultima volta, che sono simpatico?. Certo che l'ho scritto, come no!, ribatte il cronista". Una domanda, ammettiamolo che tradisce ben più di un pizzico di disperazione. Conte che chiede se hai scritto "che sono simpatico". D'altronde, quel giornalista glielo aveva detto faccia a faccia, che è un tipo simpatico.

Aneddoto spiazzante, sul quale l'ineffabile Minzolini chiosa: "Come tutti gli inquilini che traslocano da Palazzo Chigi, anche Conte ha un disperato bisogno d'affetto. È comprensibile: la politica è un virus che se ti contagia, non ti abbandona più". Tanto che Giuseppe Conte è determinatissimo a non lasciarla, la politica. Vuole provarci, vuole farsi il suo partitino e tenersi lontano dal ritorno in cattedra. Già, contagiato da quel virus della politica che contagiò anche Mario Monti. E come sia andata a finire, al Loden, lo ricordano tutti...

 

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