Capetto allo sbando

Giuseppe Conte, indiscrezioni sconcertanti: "Scappa da Renzi in tv, ecco chi manda in avanti al posto suo"

Con Matteo Renzi è guerra aperta. Il leader di Italia Viva in tv lo attacca senza pietà: «Conte coniglio mannaro», lo chiama, «Conte senza coraggio». Il riferimento è la presunta sfida sulle tredici domande che i Cinquestelle, seguendo lo schema collaudato delloro giornale di riferimento (Il Fatto quotidiano) hanno posto a Renzi in merito all'inchiesta sulla fondazione Open. Il fiorentino ha contrattaccato: «Rispondo a tutto, ma Conte si confronti con me in televisione». Il grillino, però, ha declinato l'invito: «Renzi pensa sia tutto uno show. Ma le questioni poste sono serie e gravi e vanno chiarite». Tradotto: non mi presto. E l'altro: «Conte è uno che scappa. È l'uomo più veloce a scappare nella storia, quando hanno distribuito il coraggio lui era in quarantena, è un coniglio». Lo scontro tra le truppe di Italia Viva e dei Cinquestelle è andato in scena anche a Palazzo Madama, non fosse altro perché proprio lì, ieri, è arrivato il dossier sulla fondazione Open per cui Renzi, Boschi e altri sono indagati. Ma il discorso non si ferma all'inchiesta della procura di Firenze. È politico. Tra i due leader le tensioni sono ai massimi da quando Renzi ha fatto sloggiare Conte da Palazzo Chigi per mettere Draghi. Poi Iv e M5S si sono trovati nella stessa maggioranza che sostiene l'ex capo della Bce ma le scintille proseguono.

 

 

 

 

Perfino sul patto proposto da Enrico Letta tra i partiti di governo per portare a casa la manovra, le distanze restano incolmabili. Salvini ha detto sì, Conte pure. Renzi, invece, non vuole sentirne parlare. Ieri ha bocciato come «errore politico» l'idea del segretario Pd il quale, invece, ha trovato nell'avvocato del popolo più di una sponda. Non solo. Il capo di Iv, sempre a proposito del botta e risposta con Giuseppi sulle 13 domande, lo ha sollecitato a rispondere in merito al caso Di Donna, l'avvocato collega di studio di Conte indagato in un'inchiesta sulla fornitura di materiale sanitario per il Covid. Anche lì ci sarebbe di mezzo uno 007 (come nella vicenda dei fondi venezuelani) e anche lì Conte si è detto estraneo, ma era lui il premier. Poi ci sono le tensioni interne ai Cinquestelle dove Giuseppi non è ancora riuscito a sciogliere alcuni nodi. Non a caso un big come Vincenzo Spadafora ha ammesso: «Conte è in affanno, ma bisogna aiutarlo».

 

 

 

 

 

 

 

Luigi Di Maio gioca la sua personale partita, Grillo tace, e al capo pentastellato non resta che organizzare la segreteria politica con qualcuno di sua fiducia per irrobustire la sua leadership. I nomi sono: Chiara Appendino, Alfonso Bonafede, Fabio Massimo Castaldo. Basterà? Conte rilancia: «Affrontiamo il nodo di quelle che sono le riforme necessarie, altrimenti avremo un governo all'anno da qui al 2026 e il Pnnr no», dice l'ex premier, che non esclude Silvio Berlusconi dalla lista dei leader con cui discutere.