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Mario Draghi, la pericolosa profezia su Erdogan: "Dittatore necessario". Ora il premier italiano... voci dalle sacre stanze

Giancarlo Mazzucca
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Non è passato neppure un anno da quando Mario Draghi definì Recep Tayyip Erdogan «un dittatore di cui si ha bisogno», una critica che provocò l'immediata replica della Turchia, con tanto di convocazione urgente del nostro ambasciatore ad Ankara e di protesta ufficiale. Ma di quelle esternazioni dell'otto aprile del 2021 non ne parla più nessuno: una frase da dimenticare. Eppure, in un certo senso, il nostro premier - pur parlando allora in chiave negativa mentre oggi potrebbe paradossalmente assumere un significato positivo aveva finito per anticipare i tempi. Mai come oggi, infatti, l'Occidente intero sembra aver bisogno di Erdogan come stanno dimostrando i suoi tentativi di mediazione nella guerra in Ucraina anche se finora non hanno dato i risultati sperati. 

 

 

 

Sarà stato pure poco democratico come diceva allora Super Mario, ma tutti - da Biden a Macron, da Johnson allo stesso Draghi - sono adesso pronti a sostenere gli sforzi del leader turco perché solo lui sembra infatti capace di riuscire là dove hanno invece fallito tutti gli altri: mettere attorno ad un tavolo in modo costruttivo gli uomini di Putin e di Zelensky e cercare così una vera pace tra lo zar e Kiev. Sì, tutti noi, a cominciare dalla stessa Casa Bianca, abbiamo bisogno delle mediazioni di Erdogan.

 

 

 

Quasi dodici mesi fa, il nostro premier era stato invece molto polemico con il presidente turco che, durante un incontro ufficiale, aveva trascurato la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, costretta a sedere su un divario lontano, mettendo al suo fianco solo il «numero uno» del Consiglio europeo, Charles Michel. Molti parlarono di gaffe protocollare e la vicenda venne ribattezzata «sofa gate». Super Mario in particolare commentò il caso senza tanti peli sulla lingua: «Con questi dittatori, chiamiamoli per quelli che sono, di cui però si ha bisogno, uno deve essere franco nell'esprimere la propria diversità di vedute e di visioni della società; e deve essere anche pronto a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare il giusto equilibrio». Bastava che aggiungesse «mamma li turchi»... Secca la replica di Ankara che fece subito notare come Erdogan, a differenza dello stesso Draghi, fosse stato eletto dal popolo.

 

 

 

Cinque mesi dopo, comunque, Super Mario ed il "numero uno" turco fecero pace con una lunga telefonata in cui parlarono soprattutto della situazione in Afghanistan dopo il ritiro degli americani. Ci auguriamo, a questo punto, che anche i supercritici di Erdogan - magari turandosi il naso come diceva Montanelli - dovranno riconoscere il suo impegno per la pace in Ucraina perché vorrà dire che i tentativi di mediazione del leader turco avranno esito positivo. 

 

 

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