L'editoriale

Matteo rischia tutto. Alessandro Sallusti svela i pericoli dell'impresa del viaggio a Mosca

Alessandro Sallusti

Non voglio mettere in dubbio le capacità e l'autorevolezza del nostro governo né dei singoli leader politici nostrani ma dubito che la soluzione della crisi ucraina possa uscire da un cilindro come se si trattasse di un gioco di prestigio. L'intenzione di Matteo Salvini di volare a Mosca per convincere Putin a trattare la pace è lodevole, fa parte dell'indole dell'uomo che non sa stare con le mani in mano e se ne frega di protocolli e galatei. È la sua forza da sempre, in questo ricorda il "ghe pensi mi" di Silvio Berlusconi, il quale però aveva oggettivamente qualche freccia in più al suo arco e qualche appoggio più solido in giro per il mondo. 

Non biasimiamo Matteo Salvini, ma il punto è proprio questo: rompere gli schemi e infrangere le gerarchie ha senso soltanto se si ha in partenza una buona possibilità di tornare a casa con un risultato che gli interlocutori ufficiali e accreditati non sono in grado di ottenere. La domanda quindi è: Matteo Salvini ha ideato un piano di pace segreto già testato ufficiosamente con il Cremlino da intermediari autorevoli- per intenderci non come quelli che hanno organizzato la sua recente visita in Polonia dove fu pubblicamente offeso dal sindaco padrone di casa- talmente efficace da poter mettere fine alla guerra? Se la risposta è "sì" prenda oggi l'aereo e voli a Mosca fregandosene delle procedure e dei vincoli diplomatici. Ma se così non fosse ci rifletta.

Matteo Salvini non è un parlamentare qualsiasi in cerca visibilità e pubblicità, non è una macchietta all'Antonio Razzi che andava in Corea del Nord a trattare la pace mondiale - dice lui - con Kim Jong-un. Salvini è un importante leader politico che giustamente si candida a guidare questo Paese e non può permettersi di fare il turista: se va a Mosca non può tornare a mani vuote, se va a Mosca non può fare anticamere né parlare con qualcuno al di sotto di Putin o del suo ministro degli Esteri Lavrov pena un autogol per lui e una figura di palta per l'Italia. Un'ultima osservazione. Salvini potrebbe avere in testa soluzioni geniali, ma se queste non fossero condivise da tutti gli attori in campo, dall'America all'Europa passando ovviamente per l'Ucriana, resterebbero lettera morta. E di morti, in questa brutta storia, ce ne sono già a sufficienza.