Pasdaran di Giorgia

Italo Bocchino, la confessione: "Perché mi sono convertito a Meloni"

"Meloni ha fatto un capolavoro, rimettendo insieme tutti i cocci della diaspora a destra". Italo Bocchino, intervistato da Repubblica, svela il suo rapporto con la premier e il suo partito. L'ex colonnello di Gianfranco Fini non credeva in Fratelli d'Italia, "per niente. Però li votavo. Tre anni fa mi sono iscritto, online, come un militante qualsiasi". Da quel momento, osservando da vicino le mosse di Giorgia Meloni, si è per così dire "illuminato", riconoscendo i meriti della ex ministra della Gioventù nell'ultimo governo Berlusconi. "Ha mantenuto l'identità ma dentro un tasso di alleabilità altissimo", ricostruendo un campo disintegrato (anche) dall'avventura degli stessi Fini e Bocchino, usciti in malo modo dal Pdl. 

 

 



Era una vita fa. Dieci anni in cui, spiega l'ex parlamentare, "ho ricostruito la mia vita", uscita a pezzi da un divorzio ma anche da polemiche politiche e gossip assai velenosi. Oggi è direttore editoriale del Secolo d'Italia e soprattutto presenza quasi fissa ("Non ogni giorno, ho un contratto") a Otto e mezzo e Piazzapulita. Alla Meloni "devo la mia rinascita pubblica. Nei talk smonto le falsità contro il governo". Bocchino afferma di non essere un ultrà, ma un "ortodosso. Mi sono convertito. E come tutti i convertiti sono più convinto di altri".

 

 


Il suo giudizio sulla concorrenza della nuova segretaria del Pd Elly Schlein (che dalla Gruber aveva già definito "anti-italiana") è spietato: "Ci vorrebbero mille Schlein per fare una Meloni. Giorgia è una fuoriclasse che la sinistra c'invidia". Riguardo all'ultima polemica, Ignazio La Russa su via Rasella "ha fatto eccessiva sintesi su un tema complesso, ma Ignazio resta una figura specchiata e la sinistra che lo attacca dimentica che è diventato presidente del Senato coi voti dem". Meloni, conclude, "la storia la vuole fare, non riscriverla. Noi a Fiuggi decidemmo di uscire 'dalla casa del padre', per non farvi più ritorno. C'era anche Ignazio. Io poi sono un pizzico antifascista". "È la sinistra che, non avendo argomenti contro il governo, continua a parlare di fascismo. Ma alla gente al supermercato interesse il calo dell'inflazione dal 12 al 7 per cento, e la riduzione del 55 per cento dei costi delle bollette".