Il colloquio

Soumahoro, Matteo Salvini: "Ricordo bene la copertina, il vizio della sinistra"

Pietro Senaldi

«Se aspetto che qualcuno si scusi con me, buonanotte…». Il settimanale l’Espresso titolò “Uomini e no”, (accostando le foto di Aboubakar Soumahoro e di Matteo Salvini. Uno era esaltato come il simbolo dell’accoglienza e del riscatto degli afflitti, l’altro era dipinto come una bestia, come la stampa che lo insulta da anni non ha mai trattato neppure i tagliagole di Hamas, tanto per intendersi... Libero ribaltò il punto di vista e la cronaca oggi ci dà ragione. «Il tempo mette le cose a posto», confida il vicepremier leghista in un colloquio confidenziale con la nostra testata. «Ricordo bene quella copertina, ma ho presente centinaia di articoli contro di me. È un vizio della sinistra attaccare i politici dell’altra parte non sui programmi o sulle idee ma sul personale, gli amici, la famiglia: l’abbiamo visto anche in questi giorni. D’altronde, quando mancano gli argomenti... Ieri il Domani ha pubblicato l’elenco dei miei collaboratori con nome e cognome, quasi fosse una gogna.

Il giorno prima il Fatto Quotidiano attaccava il fratello della mia compagna perché in rapporti con un imprenditore che ha ricevuto una commessa pubblica». Per poi scoprire di buon mattino grazie a due provvedimenti d’arresto che la famiglia imbarazzante ce l’ha qualcun altro. «Ma cosa vuoi fare contro l’ideologia? La sinistra ragiona solo in base a quella, tanto poi l’immigrazione clandestina la paga la gente delle periferie, non quella del centro». Nel giorno in cui potrebbe togliersi qualche soddisfazione, il ministro tende a marcare la propria diversità rispetto a chi gioisce per inchieste o arresti che colpiscono gli avversari.

«Non sono uno di quelli dell’“io l’avevo detto”, però dubbi su certi personaggi ne nutro da sempre. Comunque, se qualcuno ci rimette la libertà non è mai una festa per me, a differenza di altri». E lo dice uno che il 24 novembre andrà di nuovo davanti ai giudici per aver cercato di contrastare l’immigrazione illegale perché, come ammise l’allora capo dei magistrati Luca Palamara, intercettato, «Salvini ha ragione però è un nemico e va processato». «Ma se sono alla sbarra lo devo anche al garantista Renzi», ricorda il vicepremier, che questo sassolino dalla scarpa non riesce a non toglierselo.

 

 

CHE AFFARE - Comunque sull’immigrazione l’ex ministro dell’Interno non ha cambiato idea: «Quella clandestina è un affare miliardario per organizzazioni criminali, in Africa e in Italia, e chi arriva sui barconi è ostaggio di questo flusso di denaro sporco». La cosa terribilmente fastidiosa è che anche questo carrozzone sia in conto agli italiani, «che non solo stipendiano organizzazioni come quelle di Lady Soumahoro e suocera, ma sostengono le spese legali dei ricorsi dei clandestini contro i provvedimenti di rigetto delle questure alle richieste d’asilo ingiustificate». Quelli che poi i vari giudici Apostolico annullano.

La lotta agli sbarchi è forse il tasto più dolente per il governo. Il capo della Lega si dà una prospettiva di medio termine per risolverlo, visto uno scenario internazionale che riconosce più complicato rispetto a quando al Viminale c’era lui.

«Il caso Soumahoro è la prova che le leggi sull’accoglienza vanno cambiate» riflette Salvini. «Diciotto mesi in un centro di permanenza sono il tempo necessario per identificare chi mente sulla propria identità ed espellerlo, ed è giusto che ci siano strutture in tutte le regioni, per motivi di efficienza e sicurezza». Senza l’Europa, «la grande assente», però poco si fa per contrastare il fenomeno.

Il vicepremier lo sa bene e collega l’inedito attivarsi sul tema di Macron e soci alla sua iniziativa di convocare Marine Le Pen sul palco di Pontida, perché la leader del Front National «può essere parte di una nuova maggioranza di centrodestra a Bruxelles». Non è una provocazione. «Ci sto lavorando» confida il leader che non teme di coinvolgere nella sua politica personaggi che, a differenza di Soumahoro prima dello scandalo che ha travolto la sua famiglia, non godono di buona stampa. Per esempio Donald Trump, «l’ultimo che ha fatto qualcosa di concreto per mettere intorno a un tavolo Israele e i Paesi arabi».

 

 

L’EVENTO - Quanto al tema che angoscia tutti, il terrorismo di Hamas e l’attacco del 7 ottobre contro Israele, dove l’Unione Europea ha brillato ancora una volta per inconsistenza, per sabato prossimo Salvini ha organizzato una grande manifestazione. «Senza paura a difesa dell’Occidente, dei diritti, delle libertà, della sicurezza e della pace», recita lo slogan.

Proprio nel giorno, il 4 novembre, nel quale il ministro della Difesa ha rinunciato alla celebrazione delle forze armate per ragioni di sicurezza. «Ma sarà un corteo di pace, per chiedere i due Stati, Israele e la Palestina» precisa il vicepremier, che ritiene che il nostro Paese non possa farsi condizionare dai terroristi islamici: «Non devono essere loro a decidere chi può scendere in piazza». Non ci saranno simboli di partito ma l’appuntamento è un atto d’orgoglio e in parte di ribellione, perché la mattanza del 7 ottobre pare già rimossa dalla coscienza collettiva di buona parte della sinistra e in Italia si stanno vedendo solo cortei di odio contro Israele. «Sabato verranno rappresentanti della comunità ebraica e invito ufficialmente anche l’islam moderato, perché io rispetto quella religione» chiosa il leader della Lega, secondo il quale Israele e il suo popolo vanno difesi come baluardo di tutto l’Occidente, oltre che come comunità perseguitata da duemila anni.

Dare la cittadinanza italiana, ma anche di altri Paesi Ue, agli ostaggi nelle mani di Hamas a Gaza sarebbe essere un gesto significativo che potrebbe scaturire dalla manifestazione. E poi c’è il problema dell’antisemitismo. «Non mi hanno stupito questi rigurgiti razziali» insiste Salvini. «L’odio verso gli ebrei c’è sempre stato nella destra più estrema e nella sinistra anche meno estrema. Non c’è altra spiegazione di fronte a chi paragona Israele ai nazisti mentre Netanyahu, che pure politicamente non sono qui a difendere, sta reagendo a un atto di guerra: il 7 ottobre è stata la più grande strage di ebrei dai tempi dell’Olocausto». Perché- si chiede il leader leghista - la reazione ucraina all’invasione russa è sostenuta mentre non lo è quella di Israele contro uno Stato governato da terroristi e che li copre?

L’ultimo pensiero va a Shani Louk, la bellissima 22enne rapita dai tagliagole al rave party e decapitata: «Con due figli a casa, mi sconvolge sapere che in Italia c’è qualcuno che cerchi le ragioni politiche di una simile barbarie e magari la giustifichi pure...».