L'anniversario

Acca Larenzia, giovani di destra uccisi? Guai a chi li ricorda

Alberto Busacca

Sono passati 46 anni dal 7 gennaio 1978. Quel giorno, a Roma, un commando di estremisti di sinistra spara contro un gruppo di ragazzi che sta uscendo dalla sede del Msi di via Acca Larenzia. Muoiono due militanti del Fronte della gioventù: Franco Bigonzetti (19 anni) e Francesco Ciavatta (18). Lo stesso giorno, nello stesso posto, viene ammazzato un altro ragazzo di destra, Stefano Recchioni (19), accorso sul luogo dell’agguato. Sono passati 46 anni, come detto, ma quei fatti continuano ancora a dividere.

E vengono usati per creare inutili polemiche. Sull’Espresso, ad esempio, è stato pubblicato un pezzo (tratto da un libro in uscita in questi giorni) intitolato Acca Larenzia, croce feticcio dell’anima nera. Il riferimento è alla croce celtica dipinta sull’asfalto davanti all’ex sezione missina. Poi, inevitabilmente, si ricorda anche di quando sul posto arrivò Giorgia Meloni: «Nel 2008 è ministro della Gioventù. Le telecamere di qualche giornalista la riprendono mentre deposita una corona di fiori sulla croce celtica nera più grossa che Google Maps abbia mai immortalato». A parte un errore sulle date (la Meloni è diventata ministro della Gioventù l’8 maggio 2008, quindi il 7 gennaio non è ancora al governo), il tema è chiaro: quando si parla di Acca Larenzia i problemi sono la croce celtica sull’asfalto, i ragazzi che alle commemorazioni ci vanno «tutti vestiti di nero, come a un funerale» (bé, non è una festa, no?) e la presenza sul posto, 15 anni fa, dell’attuale presidente del Consiglio (è sconveniente deporre una corona di fiori ad Acca Larenzia? E perché?).

 

 

 

Invece di quello che è successo 46 anni fa, dalle parti della sinistra sembra non importare proprio nulla. I giovani uccisi a colpi di arma da fuoco? Un dettaglio, evidentemente, rispetto alla «croce celtica nera più grossa che Google Maps abbia mai immortalato» . Pare chiaro che, soprattutto in questi giorni in cui si parla tanto del pistolero di Fdi, ricordare di quando a sparare (e a uccidere) erano gli estremisti di sinistra viene giudicato sconveniente. Ma va detta anche un’altra cosa. È più che comprensibile, in realtà, che a tanti, a sinistra, non piacciano le commemorazioni con gli uomini vestiti di nero e le croci celtiche sul marciapiedi. Ma non sarebbero stati costretti a vederle se qualche compagno, tanti anni fa, non fosse andato a sparare su un gruppo di ragazzi di neanche vent’anni. Semplice, no?