Il Ddl Casellati a Palazzo Madama

Premierato, via libera dalla commissione affari costituzionali. M5S: "Una carica di tritolo sotto la Carta"

"Approvato". Si è concluso con i voti favorevoli di Fratelli d'Italia, Lega e Autonomia l'esame in Commissione Affari costituzionali del Senato del ddl Casellati sul premierato. Un primo passo verso la modifica costituzionale che sta tanto a cuore alla premier Giorgia Meloni, cui seguirà la calendarizzazione del provvedimento in Aula ad opera della Conferenza dei capogruppo. Lì, annuncia l'opposizione, ci sarà la vera battaglia. L'introduzione dell'elezione diretta del presidente del Consiglio dei ministri è stata infatti bocciata in commissione da Pd, Movimento Cinquestelle, Alleanza Verdi e Sinistra

Italia Viva, invece, si è astenuta. Dafne Musolino, rappresentante del partito di Renzi in commissione. ha ricordato che il suo gruppo era favorevole al principio dell'elezione diretta del premier ma ha lamentato la chiusura di governo e maggioranza agli emendamenti che cercavano di introdurre i contrappesi: "Il lavoro si è scontrato con la volontà del governo di fare una riforma con l'elezione diretta, senza però badare agli altri aspetti necessari", come il superamento del bicameralismo perfetto o i poteri di controllo del Parlamento. Inoltre "ci sono incognite che non possono essere lasciate come tali" riguardanti il sistema elettorale. 

 

Alessandra Maiorino, del M5s, ha invece bocciato il ddl sostenendo che si tratta di "una carica di tritolo sotto la nostra architettura costituzionale, senza però dire quale è l'alternativa a tale architettura, che è solo abbozzata". "Politicamente", ha aggiunto, "è un tentativo di riscrittura della storia a posteriori. Le madri e i padri costituenti hanno voluta una Costituzione plurale per ragioni evidenti. Voi cancellate gli ultimi decenni dal 1948 ad oggi e tornate indietro".  "Si certifica la fine della Repubblica parlamentare, si certifica la rinuncia a costruire l'unità dal basso, la rinuncia alla fatica delle mediazione", ha denunciato Andrea Giorgis del Partito democratico annunciando il suo voto contrario. "La riduzione alla scelta del capo è più fragile e debole, con pratiche demagogiche", ha spiegato il dem che ha concluso il suo intervento "con un appello a Governo e maggioranza: fermatevi, apriamo un confronto sui rilievi dei costituzionalisti".

 

Da parte sua la maggioranza tira dritto, compreso il partito di Matteo Salvini. Daisy Pirovano ha specificato, dichiarando il suo voto favorevole al premierato, che "come Lega abbiamo cercato di migliorare il testo e sappiamo che c'è spazio per miglioramenti in Aula". La senatrice leghista ha dunque affermato che "qualsiasi preoccupazione delle opposizioni è importante che sia ascoltata". "Ciò che ho colto è stato l'interesse affinché fossero risolte alcune criticità. Ma ci sarà modo di intervenire in Aula anche in modo più puntuale". In ogni caso "se il ddl va nell'ottica di ridare dignità alla politica allora la Lega vota a favore".