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Vigilanza Rai, il trucchetto dei grillini in commissione: bagarre in aula

di Daniele Priori mercoledì 17 luglio 2024

3' di lettura

La sinistra inventa l’Europa che non c’è pur di colpire l’Italia. La Commissione di Vigilanza sulla Rai, ormai balcanizzata dalla presidente grillina Barbara Floridia le prova e le trova tutte pur di trasformare le istituzioni non più solo italiane ma addirittura europee in un plotone d’esecuzione contro la maggioranza e il governo di centrodestra. Peccato che poi i fatti parlino diversamente. A partire proprio dalla Rai che, a colpi di megafono, viene accusata di fare tutto e il suo contrario in nome del Vangelo secondo una TeleMeloni che esiste solo nelle loro teste.

Da ieri il nuovo Vangelo, però, è un rapporto pubblicato dal Centro per il pluralismo e la libertà dei media nell’Unione europea e firmato da tre studiosi di casa nostra: in testa Giulio Enea Vigevani dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, l’avvocato costituzionalista che ha illustrato il ricorso di Rizzo Nervo per bloccare le nuove nomine del cda Rai. Si tratta, è bene saperlo, dello stesso prof che fu nel 2016 tra i principali fan delle riforme costituzionali di Renzi, ovvero il premier autore delle norme sulla Rai contro le quali la Floridia si scaglia. Un report che tra le argomentazioni dirimenti, oltre tutta la litania sulla brutta fine che avrebbero fatto i telegiornali telecomandati e i conduttori epurati (ma quali non si capisce bene, avendo scelto tutti liberamente lo scorso anno di lasciare l’azienda, tanto quando Damilano, per dirne uno non certo di destra, continui invece a scegliere di restare in Rai) aggiunge anche, un succosissimo (si fa per dire) particolare in più.

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La pistola fumante, prova provata del calo netto della “qualità, dell'autorevolezza dei media di servizio pubblico e del pluralismo dell'informazione fortemente peggiorato”, sarebbe infatti legata più di tutto a un evento avvenuto nel 2024 ma imprescindibile per capire quanto sia sceso il livello di democrazia in Italia: la presunta censura subita da Ghali e Mara Venier a causa dello “stop al genocidio” ripetuto ben due volte in due giorni diversi e senza alcuna voce in opposizione dal cantante sul palco dell’Ariston. Se questa non è un’idea marziana di pluralismo, viene da chiedersi in effetti cosa sia il pluralismo secondo la sinistra e i suoi accademici amici, pagati sì dall’Unione Europea che tuttavia non sono propriamente l’Unione Europea.

Non è certo un caso, infatti, che il clamore creato dalla presidente della Commissione di Vigilanza sul rapporto dell’Europa che hanno in testa loro, non si sia scatenato per le parole molto più semplici, stringate e non strumentalizzabili della commissaria Ue Vera Jourova, con delega ai valori democratici e alla trasparenza, vicepresidente della Commissione UE (peraltro politicamente socialdemocratica) la quale appena tre giorni fa, rispondendo alla lettera dello European Movement International (Emi) che chiedeva, «un’indagine sui tentativi del governo italiano di far pressione sui media e sull'informazione pubblica», sostenuta dalla Federazione Italiana della stampa di casa nostra (figurarsi...) la commissaria rispondeva con una nota sufficientemente fredda e pragmatica che «la Commissione Europea continuerà a monitorare la situazione sulla libertà di stampa e il pluralismo in tutti gli Stati membri, compresa l’Italia, in particolare nel contesto della preparazione del rapporto annuale sullo Stato di diritto».

Un due di picche mascherato con eleganza che forse avrebbe meritato qualche commento in più. Invece no. È passato sotto un silenzio di Floridia & Co. ai quali invece, serviva proprio un bel concentrato di fango anti-italiano, protetto dallo scudo di un finanziamento Ue e da un commento al report «del tutto fazioso formulato da parte della presidente Floridia» - come sottolineato da Augusta Montaruli che della Commissione di Vigilanza sulla Rai è vicepresidente. «Questo è l’ennesimo atto che mette in evidenza come la Floridia, dopo la batosta elettorale, usi la Vigilanza per cavalcare una polemica strumentale soltanto a beneficio del suo partito».

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