Dilemma dei vipponi: sfilare al Festival o correre da Greta

Ma che ne sapete voi, amici lettori? Anzi, che ne sappiamo noi (quelli rozzi, quelli delle “destre”, anzi della “destra -destra”) del tormento dei vipponi progressisti?
di Daniele Capezzonesabato 30 agosto 2025
Dilemma dei vipponi: sfilare al Festival o correre da Greta

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Ma che ne sapete voi, amici lettori? Anzi, che ne sappiamo noi (quelli rozzi, quelli delle “destre”, anzi della “destra -destra”) del tormento dei vipponi progressisti? Povere e nobili stelle, creature delicate e sensibili, esposte a un dilemma morale lacerante. Che devono fare in questo weekend? Devono salire sulla “Flottilla” insieme a Greta o invece devono farsi vedere a Venezia per la sfilata pro Pal? Eh, il secondo appuntamento (in programma oggi) è una chiassata imperdibile, guai a non esserci, e però domani si dovrebbe stare già tutti a Barcellona per salpare con Greta. Come si fa? Oddio, ci sarebbe anche una partenza italiana da Genova, e quindi si tratterebbe di stare oggi a Venezia giusto lo stretto necessario, poi volare a Genova, e fare un mitico en plein. A Venezia la prova di oggi si annuncia durissima per il cinematografaro “de’ sinistra”. Immagina che sbattimento, che fatica, che stress. Deve uscire dall’hotel a diciotto stelle in cui sta pernottando ma senza farsi fotografare lì: se no fa la figura del cafone (si sa, i cafoni possono solo stare a destra), e questo ai compagni potrebbe non piacere. Deve tenere nell’armadio lo smoking (per i maschietti) o un abito lungo (per le femminucce): ma quella è roba buona per il red carpet serale.

Qualche ora prima, la recita prevede (per essere un pro Pal credibile) qualche panno più sdrucito, una tenuta meno in tiro, un addobbo da manifestante come gli altri. Bisognerà fare una strillata alla costumista, al lookologo, al consulente, all’armocromista, a tutta ‘sta corte dei miracoli e dei miracolati, affinché si inventino qualcosa. Serve una “poveracciata” di giorno e poi - invece - un outfit scintillante e supertop per la sera. Poi c’è il guaio dell’appello, dopo la mezza retromarcia di Verdone e degli altri: e lì, per il vippone ancora indeciso, scatta un’altra emicrania, un mal di testa che levati. Se firma, fa una figuraccia, perché la listarella di proscrizione fa un po’ schifo. Se però non firma, fa una figuraccia lo stesso, perché il circolino impegnato lo mette ai margini. Insomma, mi si nota di più se firmo, se non firmo, o se sto in disparte? Mahatma Nanni Moretti, ispirali tu. Roba da farsi scoppiare le tempie. Servirebbe un colpo di genio: mezza firma e mezza dissociazione, dichiararsi solidale-sensibile-commosso per Gaza, questo sì, però (quest’altro no, signora mia) il boicottaggio di Gadot e Butler il nostro vippone non l’aveva capito. O forse aveva finito i giga, aveva letto solo mezzo messaggio, aveva capito male. Alla peggio, si tratta di far finta di niente e rilasciare un’intervista su un film che nessuno vedrà (c’è o non c’è una pellicola thailandese di cui nessuno sa un cazzo?). In caso, si tratta solo di farsi fare un’ultima domanda su Israele e buttare lì una frasetta sdegnata a caso contro Netanyahu. Dai, il vippone se la potrebbe cavare così. E poi, dopo tutta ‘sta faticata, via di corsa da Greta sulla Flottilla. L’ultima volta, a giugno, la gitarella in barca finì in farsa, con l’intervento di Idf.

Lei, la sventurata, disse che era stata nientemeno che “kidnapped”, cioè rapita e sequestrata dall’esercito israeliano. E però poco dopo uscì una foto imbarazzante, con lei – sempre lei, mica una sosia – tutta contenta di ricevere un sandwich da un soldato dell’esercito di Gerusalemme. Ma come? Il “sequestratore” che passa la pagnottella alla povera eroina “sequestrata”? E lei, la coraggiosa attivista, la pasionaria indomita, che si fa irretire da una merenda? Che figura di m..., avrebbe chiosato il mitico Emilio Fede. Aspetta, forse una soluzione c’è. Magari non era esattamente un volgare sandwich. Era il cestino per gli attori, una specie di lunch box. Stai a vedere che pure Greta è un’attrice a modo suo, una collega dei firmaioli che parlano romanesco e stanno in gita a Venezia. Ciak se magna: impegnati, paraculi (come si dice a Oxford) e un tantino miserabili. Come sempre.