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A sinistra dilagano estremismo e menzogne

L’appello di Giorgia Meloni alla pacificazione nazionale fatto in occasione dell’anniversario dell’eccidio di Acca Larentia è caduto nel vuoto
di Annalisa Terranova venerdì 9 gennaio 2026

3' di lettura

L’appello di Giorgia Meloni alla pacificazione nazionale fatto in occasione dell’anniversario dell’eccidio di Acca Larentia è caduto nel vuoto. Non avevamo dubbi: parte della sinistra ha bisogno di reiterare la propaganda dell’antifascismo militante per continuare a considerare Meloni una premier “abusiva” e la sua storia una sorta di metastasi da espellere. Un caposaldo del racconto identitario di un progressismo smarrito al punto da capovolgere i dati di realtà com’è avvenuto anche per il caso Venezuela: Maduro è divenuto “martire” e Trump un “pirata malvagio”.

Non avevamo dubbi sul fatto che quell’appello di Meloni sarebbe stato ignorato e anzi sarebbe stato usato contro la premier. Non abbiamo udito infatti da esponenti del Pd una netta condanna dell’aggressione brutale ai danni di quattro ragazzi di Gioventù nazionale che attaccavano manifesti sul 7 gennaio 1978, episodio che ha probabilmente indotto Giorgia Meloni a formulare l’invito a una convivenza tra avversari politici priva di odio e violenza. Né potevano sorgere dubbi ascoltando il comizietto della “storica” Michela Ponzani a Ottoemezzo. Hanno alzato il tiro: nel mirino, quando si parla di Acca Larenzia, non c’è più solo il rito del Presente, quella è la “scusa” per poter dire che Giorgia Meloni vuole legittimare il fascismo. Siamo alle solite.

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Per Ponzani l’invito di Meloni alla pacificazione ricordando i caduti del 7 gennaio 1978 addirittura «fa impressione» perché esalta un «culto identitario che è postfascista e non lo possiamo accettare perché noi siamo la Repubblica nata dalla lotta antifascista e abbiamo la XII norma transitoria della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista». Dunque quei morti non vanno ricordati, in nessun modo e in nessuna forma. «Sembra quasi che i caduti di Acca Larenzia siano martiri della nazione» – ha scandito ancora la “storica” - mentre è nella strage di Bologna «che è stato veramente versato sangue innocente».
A parte l’orribile logica manichea che divide i morti per strage da quelli uccisi dal terrorismo rosso ma i ragazzi morti ad Acca Larentia non erano innocenti? Si potevano tranquillamente ammazzare? Se la sono cercata?

Quanto alla pacificazione, ha detto da ultimo Ponzani, quelli di destra «smettessero di fare le vittime» e dicessero la verità sulla loro storia e sugli scheletri dell’armadio dell’eversione nera. Una “storica” che sovrappone la storia del terrorismo nero a quella del Msi e poi di An e poi di FdI. Complimenti vivissimi alla capacità di analisi. Mala “perla” di tutto il discorsetto è stata la citazione di un fantomatico “rito del sangue” che si svolgerebbe nella sezione di Acca Larenzia davanti a una bandiera insanguinata. Rito di cui a destra non si è mai sentito parlare perché con tutta probabilità è una bufala.

La cosa più triste di tutto questo è che nessuno si dà pena di ricordare che i colpevoli di quell’eccidio del 7 gennaio 1978 non sono mai stati trovati e forse neppure cercati come si sarebbe dovuto visto che di lì a poco il rapimento di Aldo Moro fece entrare l’Italia in un incubo. Ancora più triste il fatto che a sinistra, di certo, c’è chi soffre l’egemonia di tesi estremiste e lacunose sugli anni di piombo e volentieri asseconderebbe un cammino di pacificazione (Veltroni da sindaco fece incontrare uno dei fratelli Mattei con la madre di Valerio Verbano).

Un’egemonia che finisce col danneggiare la sinistra stessa, identificata col livore isterico di chi insulta i cittadini del Venezuela, con l’islamogoscismo di chi va in piazza inneggiando ai tagliagole di Hamas o ne difende la rete di collegamento in Occidente, una sinistra che traccia il profilo del “nemico” basandosi sulla supponenza di “storici” come Michela Ponzani. Qualcuno avrà il coraggio di alzare la mano e rivelare questa semplice verità? Di dire che l’approdo della sinistra al culto di Propagandalive non rientra forse in quelle magnifiche sorti e progressive che la sinistra agognava? Pensiamo di no. E la sinistra del livore continuerà a spadroneggiare, nelle piazze e in tv.

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