C’è il video. La scena è chiara, limpida, inequivocabile nonostante sia sera e il cielo di Roma sembri più nero del solito. Il piazzale del supermercato nel quale un gruppo di ragazzi armati di mazze, aste e coltelli si avventa contro quattro militanti di Gioventù nazionale è illuminato dai lampioni e dalle lucine di Natale. Nulla sfugge alle telecamere di videosorveglianza. Non la violenza becera messa in atto dalla banda degli incappucciati. Non il fatto che ai lati della scena, quasi a fare da palo, mentre i maschi ci danno dentro con le spranghe sul tettuccio e sul parabrezza dell’utilitaria del 22enne Amedeo Rogai, si notano due figure femminili, moderne vestali del patriarcato marxista, che poi se ne vanno con il resto del gruppo. Ragazze attratte dalla forza bruta del maschio picchiatore, il quale ha deciso di bastonare quattro giovani colpevoli di essere di destra e ha scelto una data non casuale: la vigilia del 7 gennaio, giorno in cui i militanti di Gn si dedicano all’affissione dei manifesti per ricordare i martiri di Acca Larentia.
In venti (o forse più) contro quattro: nell’auto c’erano Amedeo, suo fratello Filippo, e altri due amici ora assistiti dall’avvocato Antonio Fernando De Simone. Ieri Amedeo è stato sentito dalla Digos sul terribile episodio del 6 gennaio. Il 22enne, che è stato medicato in ospedale a causa delle botte soprattutto alla mandibola, ha ricostruito gli attimi di terrore vissuti nel parcheggio del supermercato sulla Tuscolana, vicino al liceo Russell, mentre gli aggressori tiravano mazzate sul vetro dell’auto. Il video è fondamentale per capire l’azione del “commando” degli incappucciati, con modalità che riportano alla memoria le gesta della Hammerbande, la feroce “banda del martello” attiva in Germania e in Ungheria e composta da estremisti di sinistra specializzati nei raid punitivi contro militanti di destra. Una caccia all’avversario politico che sembra essersi verificata anche martedì sera nella Capitale. Le indagini non escludono nulla, tanto più che, stando ai testimoni, chi ha menato i quattro di Gn parlava inglese con accento forse dell’est.
Sul profilo Instagram dei giovani di Fratelli d’Italia si parla anche di «banda di antifa armati di spranghe» e ci si domanda come mai «la sinistra resti ancora in silenzio. E se l’Osservatorio nazionale Anni di piombo, guidato da Potito Perrugini Ciotta, rinnova «la piena solidarietà ai giovani aggrediti mentre affiggevano i manifesti per la commemorazione di Acca Larentia», Andrea Scanzi conferma che a volte è meglio un post in meno che una figuraccia in più. La firma del Fatto quotidiano, nella smania di attaccare Fabio Rampelli, di Fdi, ha confuso la partecipazione del vicepresidente della Camera alla cerimonia mattutina delle istituzioni, che hanno reso omaggio ai tre militanti uccisi nel ’78, con il raduno serale dei militanti davanti alla sezione. Scanzi, forse pensando di essere spiritoso, ha accostato Rampelli a «saluti romani, croci celtiche e Presenti! urlati alla ca**o come se fossimo ancora nel ventennio. Daje Itaglia!» e ha ironizzato definendolo «bello tronfio», mentre dalla foto il big meloniano sembra piuttosto dimesso e in linea con la commemorazione di tre ragazzi uccisi 48 anni fa. Rampelli, infatti, ha replicato netto: «Non ho partecipazione al raduno serale di Acca Larenzia, con buona pace del compagno Scanzi e di coloro che hanno detto e scritto il contrario. Che querelerò perché deve essere posto un limite alla diffamazione e alla menzogna. Non faccio saluti romani perché sto bene nel mio tempo e ho sempre guardato con incredulità e tenerezza chi alza mani aperte, ma anche pugni chiusi». In una lunga nota, l’esponente di Fdi, ha spiegato: «Noi diamo valore al sangue innocente versato 48 anni fa e questo conta per tutti- anche per le istituzioni che si recano nello stesso posto - più di ogni altra cosa». In quanto al pestaggio dei quattro di Gn (i fratelli Rogai sono figli di Sabrina Fantauzzi, la sua portavoce), il vicepresidente della Camera non ha dubbi: «Vengano subito rintracciati e sbattuti in galera tutti quelli che insudiciano l’Italia con l’odio, che continuano impunemente a usare la violenza come strumento di lotta politica. Salvo accusare di “fascismo” chi non ha le loro idee..».