"Sarebbe bene che questo governo non pensasse che i cittadini italiani sono un mondo di cog***i che non capiscono quello che sta succedendo, ci vorrebbe un po' di rispetto". Quello che Maurizio Landini, con queste parole, dimostra di non avere né per la maggioranza né per gli stessi italiani, che a marzo saranno chiamati a votare al referendum per approvare o bocciare la separazione delle carriere al centro della riforma Nordio.
"Il sorteggio per i membri del Csm? E allora perché non sorteggiamo i parlamentari o i sindaci? Siamo su Scherzi a parte o siamo in un Paese serio e degno di questo nome?", sbotta il segretario generale della Cgil da Napoli, per un'iniziativa sul no al referendum sulla giustizia organizzata dalla Fp Cgil. "Questo referendum, che loro hanno voluto e che ci fa cacciare via dei soldi, non c'entra assolutamente nulla con la riforma della giustizia, che invece non vogliono fare. E lo dico a partire dai 12mila giovani che in questi anni hanno fatto funzionare la giustizia e recuperato dei ritardi e che vengono lasciati a casa, o delle migliaia di lavoratori che mancano nei gangli essenziali del funzionamento della giustizia", ha aggiunto Landini.
"Il funzionamento diverso del Consiglio superiore della Magistratura ha un obiettivo preciso: quello di portare sotto il controllo politico anche l'azione dei magistrati", è uno degli slogan più utilizzati dai contrari alla riforma in questi mesi, che Landini ripete a memoria. "È proprio perché la nostra Costituzione dice che la legge è uguale per tutti che servono magistrati e serve una giustizia autonoma che non risponda a questo o quel potere politico, ma che risponda solo al rispetto della legge".
Secondo il sindacalista "questo referendum non c'entra assolutamente nulla col far funzionare meglio la giustizia. E noi siamo qui per dire che il nostro problema non è limitare l'autonomia o l'indipendenza della magistratura, il nostro problema è far funzionare la giustizia che non funziona. Ad esempio, se il governo non prende nessun provvedimento, a giugno 12mila lavoratori precari assunti con il Pnrr e che in questi mesi hanno dato un contributo importante, vengono lasciati a casa. Così come da anni c'è mancanza di posti. Bisognerebbe fare investimenti sia in personale sia in tecnologie, e da questo punto di vista invece siamo al vuoto più totale".
Molte, e tutte durissime, le repliche arrivate da centrodestra. "Da Landini non ci si poteva attendere nulla se non la sottoscrizione del contratto delle bugie sul referendum - sottolinea Giorgio Mulè di Forza Italia -. Passi la panzana che vorrebbe i magistrati sottoposti alla politica, eventualità totalmente esclusa dalla riforma che andremo a votare dove anzi viene mantenuto, rafforzandolo, il concetto di un potere autonomo e indipendente da ogni altro. A parte questo, il segretario raggiunge vette di ignoranza davvero difficili da eguagliare". Sferzante anche il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri, che definisce Landini "un po' somarello. I parlamentari non possono essere sorteggiati perché li scelgono i cittadini. Mica sono inventati da alchimie come quelle che hanno portato una persona come Landini a guidare un sindacato un tempo importante e attento ai diritti dei lavoratori, ora soltanto attento alle carriere politiche dei suoi capi, come oggi Landini. Rispetti la democrazia. E accetti che il sorteggio può porre fine a un mercimonio parapolitico che non si addice al Csm, che ha ben altre funzioni di terzietà e di neutralità. Il Parlamento è espressione della democrazia. Il Csm non deve essere espressione della correntocrazia. Ma Landini, comprendiamo, fa fatica a capire i principi di diritto fondamentali, mentre frequenta con più facilità le bugie di cui è un noto consumatore e somministratore".
Il leader della Cgil è "un generatore automatico di fake news" secondo Deborah Bergamini, vicesegretario nazionale di Forza Italia, mentre per Nicolò Zanon, ex giudice della Corte Costituzionale oggi presidente del Comitato nazionale Sì Riforma, semplicemente "immiserisce il dibattito pubblico con dichiarazioni volgari e fuorvianti, riducendo una questione di rilevanza costituzionale a un terreno di propaganda e confusione. Le sue affermazioni sulla separazione delle carriere non affrontano il merito della riforma, ma ne deformano i contenuti, allontanando il confronto dalla serietà e dal rigore che un tema di questa portata richiede". "Quando al posto delle critiche si ricorre al turpiloquio - taglia corto Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia -, finisce il confronto e comincia un comizio, del tutto ideologico. E' un cortocircuito che dice molto sulla mancanza di argomenti di Landini rispetto alla riforma della giustizia, come votata dal Parlamento. Gli slogan urlati e gli appellativi truci non giocano alla causa di chi vi fa ricorso, semmai ne svelano la povertà di idee e ragioni. L'invocato rispetto per i cittadini passa anche dalla scelta di non ridurre ogni confronto a dolosa contumelia".