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La sinistra parte per la Groenlandia

Meloni critica l’ipotesi di nuovi dazi Usa ai Paesi europei che inviano soldati al Polo. Ma per le opposizioni non basta
di Alessandro Gonzato lunedì 19 gennaio 2026

3' di lettura

Meloni parla in italiano, Elly capisce in eschimese, che è comunque un progresso. La premier dichiara di aver detto a Trump che l’aumento dei dazi ai Paesi europei che mandano soldati in Groenlandia è sbagliato. La Schlein commenta: «Dalla Meloni nessuna presa di posizione netta». Cosa doveva aggiungere: una dichiarazione di guerra a Washington, il boicottaggio dei Chicken McNuggets nei McDonald’s, l’esclusione dei giocatori americani dal campionato di basket? «Qui non si tratta solo di condividere o no le dichiarazione del presidente Usa», sottolinea con gran piglio la capodem, «ma di capire e decidere cosa fare di fronte alla più grave crisi nella alleanza transatlantica dalla sua fondazione. La politica estera di un grande Paese come l’Italia», informa la segretaria, «non può ridursi all’attesa e all’interpretazione di quello che dirà o farà Donald Trump».

L’ipotesi McDonald’s, tra il Pd, pare decollare, e però non arriva la conferma. Comunque, per dare supporto a Elly interviene con un comunicato ciclostilato Piero De Luca, deputato dem e figlio del mitologico ex governatore della Campania nonché futuro sindaco di Salerno, il nuovo che avanza: «Meloni non ha preso le distanze rispetto alle nuove provocazioni di Trump sull’aumento dei dazi agli alleati Ue».

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In Groenlandia sbarca anche Angelo Bonelli, metaforicamente s’intende, anche se qualcuno – notizia non confermata – giura di averlo visto vestito da Inuit mentre si aggirava tra orsi polari, caribù, buoi muschiati, volpi artiche e foche di ogni genere (barbute, dagli anelli, dal cappuccio) e dialogante con una famiglia di trichechi ai quali avrebbe detto che lo scioglimento dei ghiacci è colpa delle destre. I trichechi, ma nemmeno qui c’è la certezza, avrebbero risposto al Bonelli brandendo con le zanne i sassi dell’Adige.

Ma eccolo il Bonelli, alle agenzie di stampa, non ai mammiferi marini: «Meloni applica due pesi e due misure sulla Groenlandia. Non condanna la minaccia di annessione, neppure quando viene evocato l’uso della forza militare, e non chiede il ritiro delle tariffe». E ancora, il sodale di Fratoianni: «È una scelta politica chiara, coprire Trump e accettare una logica di ricatto nei confronti dell’Europa. Per Meloni l’Italia è il 51esimo Stato americano. Di fronte a un ricatto commerciale e a una pressione geopolitica senza precedenti», spiega il Kissinger degli ecologisti, «il governo italiano sceglie la linea dell’ambiguità. Altro aspetto sconcertante, e lo ripeterò sempre» - ripeta Bonelli, ripeta - «è che per Meloni l’Artico non è strategico per la crisi climatica, per lo scioglimento dei ghiacci, per l’equilibrio del pianeta». Dopo i sassi porterà in parlamento un cubetto di ghiaccio, forse pure un beluga.

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Arriva il sodale Fratoianni, capo di Sinistra Italiana e spalla dell’irresistibile duo Bonelli&Fratoianni: «Non bastava il discutibile o disgustoso spot con tutti i leader neofascisti europei a sostegno di Orbán dei giorni scorsi, oggi da Seul la presidente Meloni, evidentemente in grande imbarazzo, non trova di meglio che giustificare le arroganti mire e le stupidaggini di Trump sulla Groenlandia». Non vorremmo che i fascisti si fossero messi in testa di marciare sul Polo.

È il turno di Riccardo Magi, leader di +Europa, partito rimasto escluso dall’Europa per mancanza di voti: «Da Stato sovrano a suddito di Washington, da grande Paese fondatore dell’Unione europea a provincia americana degli Usa trasfigurati dall’amministrazione Trump: dopo quattro anni di Giorgia Meloni, l’Italia si risveglia più piccola, ininfluente, fuori dai giochi in politica estera». Insomma, è una Meloni fantasma, senza però il lenzuolo con cui Magi si è precipitato in parlamento, senz’altro uno dei punti più alti della carriera. Attenzione, si inserisce Giuseppe Conte, con la tuta artica: «Meloni fa l’equilibrista. Tutti vogliamo che si abbassino i toni e ci sia dialogo, ma se li abbassa solo l’Italia e ci mettiamo a fare i pontieri quando gli Usa ci tolgono pezzi di territorio, allora siamo al servilismo più ignominioso». Gli europarlamentari M5S rilanciano: «Il rispetto del diritto internazionale è vitale, e non è con le politiche subalterne di von der Leyen e Meloni che la si difende. Per l’Europa è il momento di dimostrare unità, coraggio e determinazione contro il neo-imperialismo di Trump». In effetti Giuseppi ha detto che quando c’era lui, non lui il pelatone ma l’avvocato di Volturara Appula, Donald lo ascoltava sempre. Yes of course. Resta il dubbio su quale idioma utilizzasse Conte, ma escludiamo l’eschimese. Escludiamo anche l’idea che per esprimersi affetto i due si strofinassero il naso, come gli Inuit. In ogni caso “La Meloni riferisca in parlamento”.

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