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Scuola, la sinistra è lontana dalla realtà

Uno degli aspetti più delicati sulla sicurezza pubblica è quello relativo ai minorenni. Sono loro infatti, il più delle volte, i protagonisti di episodi efferati come gli assalti di gruppo, gli stupri, gli accoltellamenti
di Corrado Ocone lunedì 19 gennaio 2026

3' di lettura

Uno degli aspetti più delicati concernente la sicurezza pubblica è quello relativo ai minorenni. Sono loro infatti, il più delle volte, i protagonisti di episodi efferati come gli assalti di gruppo, gli stupri, gli accoltellamenti, o anche il semplice bullismo e la prevaricazione psicologica sui propri compagni. Così come altrettanto lampante è il fatto che i protagonisti di questi atti di violenza sono per lo più figli di immigrati di prima o seconda generazione, non integrati o facilmente integrabili in comunità fondate sulla centralità della persona quali sono quelle occidentali.

Sono queste due evidenze empiriche, confermate dalle statistiche, che imporrebbero una riflessione seria. Mai come in questo caso bisognerebbe mettere da parte l’ideologia, ragionare dati alla mano, mettere in atto strategie che prevedano in misura bilanciata pene e sanzioni, da una parte, strategie di educazione alla vita civile e alla cittadinanza non ideologicamente orientate, dall’altra. Eppure, anche in questo ambito, la sinistra agisce in modo poco maturo, del tutto slegata dalla realtà, succuba di ideologie che hanno ormai fatto il loro corso dimostrandosi fallimentari, di stilemi e slogan pedagogici tardo-sessantottini, di buonismi superficiali e di dottrine sociologiche e pedagogiche d’antan.

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Ecco, allora, che vengono erette barricate contro ogni tentativo di riportare la legalità a scuola e nelle piazze, sanzionando chi commette atti di bullismo e violenza gratuita e responsabilizzando (anche sotto la forma di pene pecuniarie) le famiglie di appartenenza. Ed ecco anche, nel contempo, l’invocazione di corsi di educazione affettiva, sessuale e comportamentale nelle scuole che, dietro la parvenza pedagogica, nascondono spesso la volontà di indottrinare (in primo luogo alla teoria gender).

Quello che dovrebbe essere il fine di ogni processo educativo, vale a dire la conquista da parte dei giovani di quel principio di responsabilità che comporta il vivere in società, viene così annacquato in un giustificazionismo che mette sul tavolo degli imputati un astratto “disagio sociale” che sarebbe causato da una società in sé repressiva e autoritaria, oggi ben esemplificata da un governo “fascista” che conferma di essere tale per il semplice fatto che, pur con tutte le imperfezioni connesse alle umane vicende, sta ponendo degli argini alle derive lassiste e giustificazioniste del passato. Insomma, il solito e sessantottino «è tutta colpa della società», aggiornato e radicalizzato in chiave woke e politicamente corretta. In questa cultura, o sottocultura, che fa da sfondo alle prese di posizione della sinistra sulla scuola e sulla sicurezza, entrano a comporre il quadro, alla fine contraddittorio, tutti i vari elementi che costituiscono l’odierna ideologia progressista: l’anticapitalismo, l’accoglienza «senza se e senza ma» degli immigrati, il multiculturalismo, la difesa di «minoranze» presunte «deboli» e «discriminate», il senso di colpa verso noi stessi e la nostra storia di occidentali, l’odio per l’istituzione famiglia, ecc. ecc.

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Un punto su cui però poco si presta l’attenzione è il predominio che, così si genera, di un pensiero semplice, dogmatico, composto di tic verbali e automatismi mentali, che è tutto il contrario di quel che ci vorrebbe per affrontare problemi complessi e delicati quali sono quelli dell’educazione e della sicurezza. Problemi che sono diventati un’emergenza e che mettono in gioco ormai il nostro stesso futuro di società libere e democratiche.

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