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Referendum, Goffredo Bettini: "Vince il Sì? Meloni come Mussolini a Salò"

di Redazione venerdì 23 gennaio 2026

2' di lettura

"Se la Meloni dovesse vincere il referendum, avrebbe le condizioni per instaurare una permanente svolta autoritaria”: a svelare questa inquietudine è Goffredo Bettini in un colloquio con Ginevra Leganza sul Foglio. Il riferimento è alla consultazione elettorale di marzo, quando i cittadini saranno chiamati a votare Sì o No alla riforma Nordio sulla giustizia. "Il referendum sarà uno spartiacque”, ha proseguito l’ideologo dem, la cui contestazione sembra avere poco a che fare con il contenuto della riforma e molto a che fare invece con il governo di Giorgia Meloni. Anche se la premier ha sempre detto di non voler in alcun modo personalizzare questo referendum, che non considererà in ogni caso come un giudizio sul suo esecutivo. 

"Con la vittoria del Sì - ha continuato Bettini - ci sarebbero le condizioni per una svolta in piena sintonia con lo spirito del tempo. E cioè con Trump. Che è l’esempio di una destra amorale e senza limiti visto che il merito, per lui, non esiste. Esiste solo la forza, che fa il merito”. A detta sua, sarebbe imperdonabile non capire che abbiamo davanti un grosso pericolo. Per legittimare questa sua tesi, ecco un aneddoto: "Mio nonno materno, devoto al Partito repubblicano in modo fanatico e ingenuo, quando Mussolini fondò la Repubblica di Salò, in un primo momento ebbe la sensazione di una svolta epocale. Vide la parola Repubblica e dalla gioia mandò cospicui finanziamenti al governo di Salò, e non fu il solo. Aveva perso completamente la cognizione del contesto. Anche se nel merito della condanna alla monarchia aveva ragione”. "Lei ha perciò detto No per non finire, con Meloni, come suo nonno con Mussolini": è stata la deduzione della Leganza. 

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Ha rivelato, inoltre, di non aver parlato con nessuno della sua scelta, “né con Conte, né con Schlein”. Dopodiché è andato avanti col suo pensiero: "Nella realtà dei fatti, il Sì è solo un piacere a Meloni. Tant’è che anche Renzi è stato molto prudente e ha lasciato libertà di coscienza”. Se dovesse vincere il Sì, in ogni caso, i benefici per il sistema giudiziario sarebbero "molto limitati - ha detto -. Nella riforma proposta, gli eventuali segnali in una direzione garantista, da me apprezzati, non compensano la totale carenza verso i problemi più drammatici e urgenti della giustizia. A partire dalla lunghezza dei processi, dalla loro riservatezza e sicura distanza da ogni strumentalizzazione politica, fino al carattere specifico, singolare di ogni responsabilità”. E infine l'ultima sparata su Meloni: secondo lui, la premier mente quando dice che il voto non la riguarda, "se fosse la verità del suo animo, avrebbe lasciato libertà di voto”.

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