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Pd, l'ultima follia contro i ragazzi di FdI: "Schedatura di regime"

di Pietro Senaldi giovedì 29 gennaio 2026

4' di lettura

«Le liste di proscrizione non si adattano a una democrazia liberale come la nostra ma soltanto ai regimi. Giorgia Meloni faccia ritirare questa iniziativa di Azione Giovani», chiede la segretaria del Pd, Elly Schlein, alla Camera. «La schedatura di massa, classificare i cittadini in amici e nemici in base al loro pensiero è un pericolo perla libertà», le fa eco la fidata Chiara Braga dai banchi del Parlamento. «Sono profondamente colpito dalla campagna di censura che vorrebbe portare avanti la sinistra nei confronti dei ragazzini nelle scuole. Leggo polemiche incredibili perché i rappresentanti degli studenti chiedono ai professori di essere corretti in classe», replica il responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli.

Siamo alle solite: quelli di destra sono fascisti anche in culla, accusa la sinistra. No, sono ragazzi e gli autoritari siete voi che, non riuscendo a indottrinargli, volete tappargli la bocca, replicano da via della Scrofa. La pietra dello scandalo è il questionario, con tanto di QR code, che Azione Studentesca, il movimento giovanile della destra, ha diffuso nelle scuole invitando gli studenti a segnalare gli insegnanti di sinistra. Contro di esso si è sollevata, per una volta unita, l’intera sinistra, con tanto di denuncia già presentata alle autorità competenti.

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In difesa, ha prontamente replicato Azione Studentesca, attraverso il suo presidente, Riccardo Ponzio, che ha spiegato che «non si chiedono nomi ma si invita solo a segnalare episodi di propaganda e a dettagliarli». Distinzione che a qualcuno potrebbe anche apparire di lana caprina.

Proviamo a ribaltare la vicenda: qualsiasi lettore, ancorché distratto, dei giornali, e quindi dell’attualità e della storia, ha maturato la consapevolezza che, fin Repubblica, la cultura e la scuola sono state delegate alla sinistra, che ne ha fatto il proprio campo di propaganda per allevare le nuove generazioni e premiare chi sapeva conformarsi con talento. È il risultato del baratto che la Dc fece con il Pci in cambio del potere. Nella seconda Repubblica, il campo d’influenza si è esteso anche alla parte di magistratura con interessi nella politica, ed è quello a cui stiamo assistendo in queste settimane precedenti il referendum sulla riforma della giustizia: una saldatura tra la sinistra più estrema e i vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati, con sconfinamenti nelle dichiarazioni di voto degli intellettuali di regime (o anti -regime, de gustibus).
Questo per dire che, se la sinistra strepita per l’iniziativa dei giovani di destra non è perché teme il ritorno del fascismo.

Schlein e compagni non credono a nessuno di quei fantasmi che agitano sotto il naso dei loro elettori, che farebbero bene a smettere di turarselo. Non temono il controllo politico delle cattedre, non temono la magistratura sotto l’esecutivo, non temono derive autoritarie di nessun genere. La sola cosa che temono è perde dalla prima re il monopolio del pensiero. Che un giorno davvero in Italia ci possa essere una scuola libera, dove le lezioni non si interrompono se dall’altra parte del mondo succede scoppia una guerra, dove non si rilancino acriticamente le parole d’ordine del partito, dove l’educazione si svolga attraverso la conoscenza e l’esempio anziché le parole e la propaganda.

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Se davvero Meloni ordinasse ai giovani di destra di fare carta straccia del loro questionario, i politici di sinistra sarebbero disposti a impegnarsi perché personaggi politicamente schierati e faziosi - e non faccio i nomi, limitando la mia libertà di stampa, per non avere guai con la giustizia - la smettano di essere invitati nelle scuole a indottrinare i ragazzi? Sergio Ramelli venne ucciso, cinquant’anni fa, perché aveva fatto un tema contro le Brigate Rosse e intorno a lui si creò un clima d’odio che la scuola non solo non seppe placare, ma quasi agevolò. Chiunque abbia frequentato un istituto pubblico sa benissimo che la propaganda di destra non abita nelle nostre scuole e che, al massimo, dalle cattedre, non certo da tutte, soffia un vento di sinistra.

Segnalare gli eccessi in un senso può non essere gradito, ma è prassi. La sinistra e i suoi studenti se ne fanno addirittura vanto, appassionandosi alla caccia al fascista in ogni anfratto. Il questionario dei ragazzi di destra contro la propaganda può essere letto come un tentativo liberticida. Ma chi ha patito per essere stato una minoranza discriminata sui banchi lo vive come una finestra di libertà: tu continua a imbottirmi con la tua ideologia vetusta, ma almeno io mi tengo il diritto di dire al mondo chi sei e che non mi sta bene. E se qualcuno si indigna, significa che forse qualcuno oggi ha vergogna a essere definito comunista: non è una cattiva notizia.

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