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Mascherine, un testimone inguaia Giuseppe Conte

di Michele Zaccardi venerdì 30 gennaio 2026

3' di lettura

Un’informativa urgente del governo. È questa la richiesta fatta dai parlamentari di Fdi in Commissione Covid. Perché, dice la deputata Alice Buonguerrieri, sono emersi «tanti fatti gravi». In particolare uno: durante l’audizione di martedì scorso, l’imprenditore Giovanni Buini ha spiegato che, in piena emergenza sanitaria, si era recato nell’ufficio legale Alpa, presso cui in passato aveva lavorato l’allora premier Giuseppe Conte, per incontrarsi con un uomo vicino al leader M5S e stipulare un contratto di consulenza da 13 milioni di euro, sottoscrizione che poi non è avvenuta. Dopo queste rivelazioni, lo scontro tra maggioranza e opposizione in Aula è stato inevitabile.

Ma andiamo con ordine. La richiesta di informativa «al governo nella sua generalità e, in particolare, al Ministro Nordio» è stata formalizzata in Aula a Montecitorio da Buonguerrieri. Il motivo è appunto il fatto emerso martedì in Commissione Covid, «su cui riteniamo che il governo debba offrire delle spiegazioni agli italiani, questo anche se si tratta di fatti che risalgono all’esecutivo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte», ha detto in aula la deputata.

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«Un imprenditore è venuto a dire che, durante la pandemia, si era proposto di fornire un numero rilevante di quelle mascherine che, in quel momento, tanto servivano a proteggere medici, infermieri, operatori sanitari, lavoratori, gli italiani; mascherine che qualcun altro- e mi riferisco al commissario Arcuri- ci è venuto a dire di aver comprato dalla Cina e di averle pagate 1,251 miliardi, il triplo, il quadruplo del prezzo di mercato di quel periodo, per acquistare mascherine che si sono rivelate, poi, anche pericolose per la salute» ha spiegato.

Buini, in Commissione, ha raccontato del suo contratto da 60 milioni di euro con la sua azienda Ares Safety per uno stock da 160 milioni di mascherine da vendere alla struttura commissariale all’Emergenza Covid. Ai pm aveva già detto che per avere contatti diretti proprio con Domenico Arcuri aveva chiesto l’aiuto di due mediatori, gli avvocati Gianluca Esposito e Luca Di Donna, quest’ultimo amico dell’allora premier e già indagato per la vicenda. I due gli avrebbero fatto firmare una consulenza che, con un’alchimia contabile sul prezzo delle mascherine, avrebbero generato una «specie di tangente» mascherata da percentuale sul volume di affari. Uno di questi incontri sarebbe avvenuto nello studio di Guido Alpa, oggi deceduto. Ai carabinieri e ai magistrati Buini ha spiegato che nel contratto che gli avevano fatto sottoscrivere Esposito e Di Donna si impegnava a stornare loro il valore di 0,08 euro a mascherina, generando per i due (su una sola commessa) un ritorno da 13 milioni. L’imprendiore però rinunciò all’affare «per il timore che qualcuno potesse considerarla una tangente».

Quindi «è assolutamente certo che, mentre la parte buona dell’Italia combatteva contro il virus, vi erano spregiudicati che, approfittandosi anche dei rapporti con chi governava allora facevano affari, ai danni dello Stato, sulla pelle dei cittadini», ha concluso la deputata di Fdi. Che lamenta come non ci sia stata una «levata di scudi» né «piazze», e accusa la magistratura di aver «archiviato» scelte «scellerate» di chi faceva «affari ai danni dei cittadini». Immediata la reazione delle opposizioni che hanno definito la richiesta un «attacco politico». Con i grillini che, provocatoriamente, si associano alla richiesta di Fdi perché, spiega il capogruppo Riccardo Ricciardi, «non abbiamo paura di nulla, perché il presidente Conte non ha paura di nulla», tant’è che «quando è stata aperta un’inchiesta su quel periodo drammatico, non si è difeso dal processo, ma è andato nel processo ed è stato archiviato».

«Venite in Aula» ha concluso minaccioso Ricciardi, «non vediamo l’ora». «Abbiamo esplicitamente detto che non vediamo necessità di una informativa del governo su una vicenda che non può riguardare questa Camera, che non è un giudice, nessuno di noi qui è un giudice. La richiesta ha motivi politici da parte di questa destra che cerca pretesti e tribunali», ha dichiarato invece Filiberto Zaratti, deputato di Avs. Mentre per il Pd Paolo Ciani assicura: «Ci uniamo volentieri alla richiesta di informativa, perché sarebbe importante parlare di questa interessante Commissione Covid-19 che, dalla sua costituzione, ha dimostrato l’intento dei colleghi, specificatamente di Fratelli d’Italia, che avevano su questa Commissione; una Commissione che vuole indagare su un avvenimento importantissimo accaduto nel nostro Paese che riguarda la sanità e che ha deciso di tenere fuori da questa Commissione le regioni che, caso strano, per Costituzione e per prassi da anni si occupano di sanità in Italia».

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