Una nazione è grande quando sa costruire eventi internazionali, mostrare la sua capacità di fare, usare il soft power della conoscenza. L’Italia ha tutte queste qualità e le Olimpiadi invernali di Milano -Cortina che si aprono oggi ne saranno l’ennesima prova. Quello che non funziona è il sistema istituzionale, lo sappiamo tutti che c’è bisogno di riforme profonde, incisive, e quella della giustizia - come dimostra la cronaca di questi giorni - è la più urgente. La magistratura si muove come un contro -potere, dall’inizio della legislatura ha dispiegato una strategia per demolire il programma del governo, i tribunali hanno cercato di smontare le norme sull’immigrazione (e perfino gli accordi internazionali), sulle grandi opere (altro capitolo fondamentale per una nazione trasformatrice e esportatrice) la Corte dei Conti ha imposto lo stop al Ponte sullo Stretto; sulla sicurezza la polizia arresta e i giudici scarcerano.
La serie di episodi è lunga, come ha ricordato ieri la premier Giorgia Meloni c’è un evidente «doppiopesismo» della magistratura. Gli italiani non sono fessi, sanno che esiste un muro ideologico, quello delle toghe rosse, non a caso alleate della sinistra in una campagna referendaria dai toni ignobili; sanno che l’immigrazione e l’aumento di alcuni reati hanno un collegamento oggettivo; sanno che il pestaggio di Torino non è un episodio di delinquenza comune, ma un tentato omicidio che fa parte di un disegno eversivo, un assalto allo Stato.
Le norme varate ieri dal Consiglio dei ministri hanno l’appoggio degli italiani (ieri a Porta a Porta Alessandra Ghisleri ha dato numeri impressionanti sul sostegno alla linea dura), sono un avviso alla sinistra anti -patriottica, così intossicata dall’ideologia da non rispettare neppure lo spirito delle Olimpiadi.




