Via libera, da parte dell'Aula della Camera, con 207 sì, 119 no e quattro astenuti, alla questione di fiducia posta dal governo sul Decreto sull'Ucraina. Il testo, formato da tre articoli, ha come obiettivi quelli di prorogare, fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo delle Camere, l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti civili, sanitari e militari in favore delle autorità governative di Kiev, di prevedere il rinnovo dei permessi di soggiorno per protezione speciale in possesso di cittadini ucraini e di garantire una idonea formazione sulla sicurezza e una adeguata copertura assicurativa per i giornalisti che operano in zone di conflitto. A partire dalle ore 16.45, dopo il question time, è in programma il seguito dell'esame del provvedimento, a cominciare dai 19 ordini del giorno presentati. Il Decreto, da inviare al Senato, deve essere convertito in legge, pena la decadenza, entro il prossimo primo marzo.
Il cortocircuito però in aula è totale. Non tanto nella maggioranza, che ha votato come ovvio la fiducia al decreto presentato dal governo. Ma in Futuro Nazionale e nel centrosinistra. Il generale Roberto Vannacci è uscito dalla Lega anche, così ha spiegato prima di fondare il suo movimento, per disaccordi sulla linea da tenere con Kiev. Addirittura aveva dato del "traditore" a Matteo Salvini. Ora però, alla prova del voto alla Camera, i deputati a lui vicini hanno dato il voto favorevole al decreto, con un malizioso escamotage politico. Si tratta, ha spiegato lo stesso Vannacci, di un "voto per collocarci a destra".
"Fn vota a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di destra come Futuro nazionale sa bene dove stare", le parole di Vannacci. "Infatti, ho sempre detto che non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la nazione, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni e lo dimostriamo nei fatti", aggiunge l'europarlamentare, ormai ex leghista. "Manterremo i nostri ordini del giorno che contengono l'impegno a interrompere le forniture di armi, a favore dell'esercito di Zelensky e voteremo, altresì, contro nel voto finale - sottolinea -. Non ci prestiamo ai giochini di chi vorrebbe addossarci l'etichetta di essere insieme ai Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte e Schlein di turno, ma, al contempo, non rinunciamo alla nostra identità".
Il cortocircuito è legato al fatto che nel centrosinistra c'è stata la fuga da un voto simil-vannacciano, con il dilemma seguente: non possiamo votare la fiducia, ma rischiamo di votare come Futuro nazionale. Dunque che fare? Nessun problema, ci ha pensato il Generale con la sua "ritirata strategica" a togliere le castagne del fuoco ad Alleanza Verdi Sinistra, grillini e compagni vari.
"Apprendiamo che si intende fondare un partito contro il governo di centrodestra perché accusato di sostenere l'Ucraina, salvo, alla prima prova parlamentare, votare la fiducia allo stesso governo per cui si è detto fosse necessario un nuovo partito, proprio sull'invio di aiuti all'Ucraina. Più che davanti al futurismo marinettiano annunciato, siamo davanti al trasformismo giolittiano certificato", è il commento caustico del capogruppo leghista a Montecitorio Riccardo Molinari sul conto del suo ex vicesegretario federale.
Il funambolo Riccardo Magi, di +Europa, si supera invece parlando di "putiniani che entrano in maggioranza" accusando il governo di un "giochetto" sulla fiducia come via d'uscita per Futuro nazionale: "In pratica, hanno lasciato una porta aperta all'ingresso dei putiniani in maggioranza, altro che dimostrazione di maggiore responsabilità come ha detto ieri Crosetto. Un fatto inedito, visto che da oggi in maggioranza c'è chi si distingue e vota contro al sostegno all'Ucraina, che è un tema cruciale per la politica estera di un Paese. Un colpo alla credibilità internazionale dell'Italia e una crepa nella tenuta del governo Meloni, visto che ora Salvini farà la gara a essere più vannacciano di Vannacci stesso, con tutto ciò che comporta". E' proprio il caso di dirlo: per chi usa Kiev come arma di propaganda elettorale, vale tutto.