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Rogoredo, Elly Schlein vuole cancellare le tutele alle divise

di Massimo Sanvitomercoledì 25 febbraio 2026
Rogoredo, Elly Schlein vuole cancellare le tutele alle divise

4' di lettura

Eccoli qui, quelli che urlano «no alle strumentalizzazioni!» e poi sono primi a farlo. Predicano bene e razzolano male le opposizioni. L’arresto del poliziotto che un mese fa ha fatto fuoco e ucciso un pusher pregiudicato nell’inferno milanese di Rogoredo è stato come manna dal cielo per la retorica anti-securitaria dei progressisti. Soprattutto in piena campagna per il referendum sulla giustizia. Prendiamo Elly Schlein, colei che si propone come alternativa al centrodestra. «Mi aspetto che Meloni e Salvini facciano delle scuse. E mi aspetto pure che ci ripensino su quella parte del nuovo decreto sicurezza che inserisce un’impunità preventiva che nemmeno le forze dell’ordine chiedono», ha sentenziato ieri quando la polemica politica stava già imperversando.

FALSO MORALISMO
Prima di lei, uno dei suoi uomini di fiducia, il deputato nonché responsabile Sicurezza dem Matteo Mauri, aveva sentenziato alla Camera: «Se c’è rispetto per le istituzioni e per il lavoro della magistratura, Salvini deve chiedere scusa e ritirare il decreto sicurezza e quelle norme che sono state utilizzate come bandiera ideologica». E ancora: «Le forze dell’ordine si difendono davvero sostenendo chi opera ogni giorno con dignità, professionalità e rispetto della legge. Non si difendono con la propaganda o presentando norme sbagliate come lo “scudo penale”, che rischiano invece di isolare proprio quegli operatori corretti che si vorrebbe tutelare», ha aggiunto. Per un’altra deputata dem, Laura Boldrini, «il tanto decantato “scudo penale” non servirebbe in alcuno modo né alla giustizia né a permettere a poliziotti e carabinieri di svolgere serenamente il loro lavoro: sarebbe solo una discriminazione tra chi ha una divisa e chi no». Sia la segretaria che i suoi onorevoli non devono aver letto le specifiche di quello che chiamano “scudo penale”, visto che non solo non si tratta di un “liberi tutti” come si vuol far credere ma lo stop all’automatismo nel registro degli indagati varrebbe per tutti i cittadini - e non solo per i poliziotti- che si trovano costretti a difendersi da un pericolo concreto e imminente.

Dunque mente sapendo di mentire Nicola Fratoianni, uno dei leader di Alleanza Verdi Sinistra (l’altro è il verde Angelo Bonelli), quando dice che «se ci fosse stato lo scudo penale che vuole la destra quell’indagine non si sarebbe probabilmente aperta e non avremmo saputo che quella persona che è stata uccisa non aveva nessuna pistola, che c’è stata una gigantesca montatura, che quel poliziotto che oggi (ieri, ndr) è stato fermato dicendo che potrebbe uccidere ancora l’ha ucciso a sangue freddo ed evidentemente per altre ragioni». Lo stesso pensiero lo condivide Ilaria Cucchi, senatrice dello stesso partito: «Per fortuna non è stato ancora approvato lo scudo penale, perché con quella norma forse la verità non l’avremmo saputa mai. Non c’è nessun bisogno di fantomatici scudi penali che potrebbero, in qualche modo, impedire o rallentare il lavoro per trovare la verità». Si dà però il caso che in un episodio come quello di Rogoredo non sarebbe scattato nessuno “scudo”, non essendoci la fattispecie prevista per far valere la legittima difesa. La moglie di Fratoianni, Elisabetta Piccolotti, anche lei di Avs, ha rincarato la dose: «Il fatto che questo governo abbia pensato attraverso il decreto di sicurezza di impedire che ci fossero indagini sui poliziotti con il cosiddetto “scudo penale” la dice lunga sulla loro fiducia nella magistratura e nella volontà di accertare i fatti. A questo punto la norma andrebbe ritirata, anche perché ci sono tanti casi in cui le indagini sono necessarie per scoprire poliziotti corrotti o addirittura omicidi perpetrati senza alcuna giustificazione». Quali sarebbe questi “tanti casi” di agenti al soldo della malavita o di pistoleri di frontiera non è dato sapersi, ma tutto fa brodo nella retorica anti-divise. Ed ecco Ilaria Salis, l’europarlamentare rossoverde che può vantare nel suo curriculum una condanna in Cassazione per resistenza a pubblico ufficiale, buttarla addirittura sul “No” alla separazione delle carriere per i magistrati.

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IL REFERENDUM
«Adesso Salvini e Meloni, quelli del “senza se e senza ma dalla parte dei poliziotti” e dello scudo penale per le forze dell’ordine, chiedano scusa. Anche per questo sarà necessario votare “No” al referendum. Per impedire che una destra priva di cultura giuridica democratica, allergica ai limiti dello stato di diritto e che brama i pieni poteri, possa contro-riformare la giustizia italiana». Chissà se a questo punto il Comitato per il No affiancherà a Rosy Bindi la Santa Patrona delle occupazioni per tirare la volata finale... Potevano mancare i deliri a cinque stelle? Certo che no. E infatti sentite le parole che il capogruppo alla Camera del Movimento, Riccardo Ricciardi, ha rivolto al governo: «Volevate il modello Ice, il modello della polizia di Trump che ammazza le persone per strada. Avete capito a cosa servono le indagini? Questa tragedia non è stata l’unica ad essere strumentalizzata per il referendum sulla giustizia. Chiedete scusa». Pd, Movimento 5 Stelle e Avs, per l’occasione, hanno riproposto il loro grande classico: «Piantedosi riferisca in aula». 

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