Una scena surreale a Bologna, dove sabato scorso Romano Prodi, il sindaco Matteo Lepore e il cardinale Matteo Maria Zuppi hanno deciso di festeggiare… non la Quaresima, ma l’Iftar, il pasto con cui i musulmani celebrano la fine del Ramadan. Tutti insieme, sotto la tettoia Nervi, tra lunghe tavolate e il caldo abbraccio della comunità islamica bolognese.
Sul palco di piazza Lucio Dalla si sono alternati sorrisi, strette di mano e discorsi “di pace”. Con loro c’era Yassine Lafram, imam della Comunità islamica e già presidente dell’Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia), protagonista a settembre della spedizione della Flotilla verso Gaza.
Pochi mesi fa, Lafram incontrava Mohammad Hannoun — poi arrestato come referente italiano di Hamas — discutendo di Flotilla e "Stato genocida di Israele". E ieri, tra un piatto di couscous e un bicchiere di tè, l’imam ha tuonato: “Il nostro mondo di oggi deve essere governato dalla legge internazionale e dalle convenzioni internazionali. Non possiamo pensare di salvare una popolazione con i bombardamenti. Il popolo iraniano ha il diritto alla libertà, ha il diritto all’autodeterminazione, ma deve essere il fautore del proprio destino”.
Il cardinale Zuppi non ha lesinato il dialogo interreligioso: “Essere credenti vuol dire essere fratelli e dialogare, camminare insieme, imparare a conoscersi e a rispettarsi: è quello che Dio vuole per tutti gli uomini della terra”. Prodi, invece, tra una forchettata e l’altra, ha puntato il dito contro gli Usa: “Non possiamo lasciare che le grandi potenze continuino a colpire con i bombardamenti, certamente non per liberare l’Iran. In questa situazione dominano interessi economici e geopolitici”.
La sfilata dem non è piaciuta alla Lega. L’eurodeputata Susanna Ceccardi ha commentato: “Quando c’è da difendere le nostre radici e i nostri valori scompaiono, mentre quando c’è da inchinarsi all’islamizzazione sono sempre in prima fila. Complimenti al Pd”. Le guerre infuriano, le alleanze internazionali traballano, a Bologna intanto si banchetta.