Era la «regista moderata del campo largo» (copyright il Manifesto). Addirittura indicata come possibile candidata premier, in contrapposizione all’estremista Elly Schlein. Poi, chissà perché, ha iniziato a virare ogni giorno un po’ più a sinistra. E oggi Silvia Salis, sindaca di Genova, assomiglia in maniera inquietante a quell’altra Salis, Ilaria, eurodeputata di Avs ed esponente dell’antifascismo più radicale. È proprio sull’antifascismo che la Salis Silvia sta ultimamente parlando come la Salis Ilaria. Nel mirino della sindaca è infatti finita la sede locale di CasaPound, che lei non vorrebbe nella sua città (ma spetta ai primi cittadini decidere quali partiti e movimenti hanno diritto di esistere nel comune che amministrano?). A metà febbraio, per discutere della questione, la sindaca ha incontrato addirittura una delegazione di “Genova antifascista”, gruppo responsabile di diverse manifestazioni violente condite con gli immancabili scontri con la polizia. Poi la Salis ha scritto alla prefetta di Genova, Cinzia Torraco, per «sottoporre alla sua attenzione l’esigenza di convocare con urgenza un comitato per l’Ordine e la sicurezza pubblica al fine di esaminare la tematica della permanenza della sede di CasaPound nelle immediate vicinanze di Piazza Alimonda». Già, visto che Cpi ha un regolare contratto d’affitto e non può essere sgomberata, le motivazioni perla chiusura della sede sarebbero il fastidio provocato al quartiere e la vicinanza a Piazza Alimonda, dove il 20 luglio 2001, durante il G8 di Genova, è stato ucciso Carlo Giuliani. La prossimità con questa piazza, secondo la sindaca, sarebbe «una provocazione». Ma cosa c’entra? Quale sarebbe il legame tra CasaPound e la morte di Carlo Giuliani?
La svolta antifa, comunque, non ha portato molto bene alla prima cittadina. Pochi giorni fa, infatti, il Comitato spontaneo dei residenti della zona di via Montevideo, nel quartiere della Foce a Genova, ha presentato una denuncia in procura contro “Genova antifascista” per le violenze durante le manifestazioni per chiedere la chiusura della sede di Cpi. Ecco qui. La sindaca dice di voler difendere il quartiere, ma i cittadini del quartiere dicono, tramite denuncia, che il problema non sono i militanti di destra ma gli antifascisti violenti, coccolati dall’amministrazione. Basterebbe questo per suggerire una discreta retromarcia. E invece la Salis ha deciso di insistere.
Così, martedì sera, ospite di Bianca Berlinguer a “È sempre Cartabianca”, su Rete 4, è tornata all’attacco: «La città ha diritto alla sua sicurezza, quel quartiere ha una pressione incredibile per questa situazione». Poi l’attacco al governo: «Bisogna non cadere nella provocazione di associare il centrodestra a movimenti neonazisti. È pur vero però che c’è una grande tolleranza. Vediamo esponenti del governo che hanno cimeli riconducibili al fascismo, che si travestono da SS, che hanno foto con busti di Mussolini... C’è una normalizzazione del tema che negli anni passati non avevamo visto». Già. Peccato che, proprio mentre lei pontificava in tv su Mussolini e le SS, sui social i suoi amici di “Genova antifascista” celebravano nientemeno che la brigatista rossa Barbara Balzerani: «Ti ricordiamo tutte e tutti, cara Barbara, compagna Luna». Mica male, come amici, per la «regista moderata del campo largo»...