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Così il Pd si allinea a Sanchez per fare la guerra a Trump

Da Schlein a Bonelli, ecco tutti quelli che invocano il presidente socialista che ha detto "no" ai nemici americani. E il M5S chiede di convocare l’ambasciatore iberico
di Fabio Rubini giovedì 5 marzo 2026

3' di lettura

La sinistra italiana si è prontamente messa l’elmetto per fare la guerra a Donald Trump nel nome di Pedro Sanchez, il premier spagnolo che ha osato dire di «no» agli Usa. Diventando a tempo zero il nuovo conducador anti-destre. Sì, perché anche la guerra contro il regime iraniano viene usata per scatenare l’ennesima crociata, non solo contro il presidente Usa, ma soprattutto contro il governo italiano. Si legge anche in questa chiave la telefonata Schlein-Sanchez di ieri pomeriggio. Per dare sostanza a una cosa che non ce l’ha, i vari esponenti della sinistra usano argomentazioni che, nel migliore dei casi, generano perplessità. La campionessa del paradossale è come sempre Elly Schlein, che tra un’intervista a La Stampa e un intervento ad Agorà, regala perle di una certa levatura. Come quando teorizza che oggi sotto le bombe americane c’è l’Iran, ma in futuro, se vincessero le sinistre, potremmo esserci noi: «E se domani il problema siamo noi? Qual è il criterio se vale soltanto la legge del più forte? Se il problema fosse Sanchez, che Musk ha definito un traditore e Trump minaccia di sanzionare? O qualcuno che vince in futuro in Italia?». Poi, certo, la leader Pd spiega che «Abbiamo sempre detto che in Iran il regime brutale non dovesse sviluppare armi nucleari ma che la strada è quella negoziale, non dei bombardamenti». Peccato che la soluzione negoziale ha portato il regime ha sviluppare un programma nucleare, che a sua volta ha portato alla guerra. Ma non ditelo a Schlein.

A dar manforte alla segretaria Pd c’è poi il fido Maurizio Landini, che dopo il solito distinguo sul regime di Khamenei («che tiene in prigione molti sindacalisti»), spiega il piano della Cgil sulla pace: «Chiediamo un immediato cessate il fuoco perché siamo in presenza di un intervento fatto dagli Stati Uniti e da Israele che, di nuovo, hanno violato qualsiasi diritto internazionale». Speravamo anche nell’indizione di uno sciopero generale, magari a Teheran, ovviamente di venerdì. Invece, per il momento, niente. Nelle dichiarazioni dei piddini non poteva mancare un grande classico: «Meloni venga in Parlamento a riferire». E se qualcuno fa notare loro che da giorni ci sono ministri che fanno la staffetta per riferire in Aula, la risposta è fin troppo scontata: «Noi vogliamo la Meloni, che non viene perché non sa cosa dire».

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Un altro che si è subito messo l’elmetto con la bandiera spagnola è l’inossidabile Sandro Ruotolo, che dall’europarlamento tuona: «Siamo tutti Pedro Sanchez. Stiamo tutti col presidente del governo spagnolo minacciato di ritorsioni commerciali dal presidente americano, perché ha saputo tenere la schiena dritta davanti alla logica della guerra e dell’escalation». E ancora: «L’Europa deve avere una posizione chiara». E il parlamento di cui fa parte lo ha subito accontentato, con una maggioranza formata da Popolari, Conservatori e Patrioti, ha bocciato la proposta presentata dai Verdi per aggiungere al programma della plenaria della prossima settimana a Strasburgo, un dibattito sulle «minacce Usa alla Spagna». Tornando in Italia anche i Cinquestelle hanno dato il meglio di loro, spiegando che «prima Meloni applaude al “rapimento” di Maduro e adesso non condanna l’aggressione di Usa e Israele». Una cosa che, per i pentastellati segnala «differenza fra uno statista e una cheerleader». E a Roma i pentastellati hanno chiesto a Giulio Tremonti di convocare in Commissione esteri l’ambasciatore spagnolo. Contro il governo si schierano anche Bonelli e Fratoianni di Avs.

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Per il primo «l’Italia difende la sua sovranità, mentre l’Italia sta col ricattatore Trump». Per il secondo Meloni deve «tirare fuori un po’ di coraggio e un po’ di dignità e faccia come il premier spagnolo Sanchez». Ma ci sono anche altri esponenti Pd che si sono cimentati con la vicenda. L’europarlamentare Cecilia Strada ha parlato di «legge della giungla». Per provare a fare il punto questa mattina le opposizioni dovrebbero incontrarsi per provare a fare una mozione congiunta da portare in Parlamento. Unità che, però, si è già sciolta prima ancora di partire. Matteo Renzi, infatti, sulla questione è stato piuttosto chiaro: «Non sono d’accordo con Sanchez quando mette sullo stesso piano il regime teocratico e Trump. Se li mette sullo stesso piano non ci sto».

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