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Silvia Salis, la moderata a braccetto con i picchiatori rossi

di Massimo Sanvito venerdì 20 febbraio 2026

3' di lettura

E menomale che era il volto perfetto, per i moderati del campo largo, su cui costruire la futura alternativa di governo. Silvia Salis, la moderatissima sindaca di Genova, ha fatto una cosa diversamente moderata: aprire le porte di Palazzo Tursi, sede del Comune, a “Genova Antifascista” per studiare insieme come cacciare CasaPound dalla sede che regolarmente occupa in città.

Chi sono costoro? Non dei chierichetti, giusto per mettere le mani avanti. A novembre, per bloccare un evento dei militanti di destra, avevano spedito all’ospedale otto poliziotti a suon di sassate; a settembre, in occasione di un convegno in memoria di Sergio Ramelli, avevano riempito di chiavi inglesi (l’arma con cui il commando di Avanguardia Operaia uccise a Milano il ragazzo del Fronte della Gioventù) a una loro locandina di protesta, spiegando di essere “già passati dal ferramenta per rifornimenti vari”; sempre a settembre avevano esultato al capovolgimento della targa con cui una scalinata di Genova era stata intitolata a Norma Cossetto, martire delle Foibe, al grido di “ancora fischia il vento”; ad aprile avevano inneggiato a Mara Cagol, tra i fondatori delle Brigate rosse.

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Negli anni, i nuovi interlocutori della moderatissima Salis, hanno anche rivendicato trionfanti gli sfregi alle steli di Giuseppina Ghersi, la 13enne stuprata e uccisa dai partigiani, degli esuli giuliano-dalmati, vittime della furia dei comunisti titini, di Giorgio Parodi, aviatore e fondatore della Piaggio, di Ugo Venturini, primo missino caduto per mano rossa durante gli anni di piombo. Sindaca, una domanda molto semplice: come fa a farsi portavoce delle istanze di questi signori, violenti e intolleranti, chiedendo la chiusura d’imperio di un luogo che le è indigesto solo perché le idee politiche di chi lo gestisce non collimano con le sue?

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«È veramente stravagante che il sindaco accolga esponenti di “Genova Antifascista” e ne riceva le istanze come se fossero dei politici, cittadini o una associazione “normale” della società civile», spiega a Libero Andrea Lombardi, editore e saggista vicino a Fratelli d’Italia.

Per la Salis sarebbe poi una provocazione l’ubicazione della sede di CasaPound, troppo vicina a piazza Alimonda, simbolo del G8 del 2001, laddove Carlo Giuliani incontrò la morte mentre scagliava un estintore verso una camionetta dei carabinieri. E qui casca l’asino, perché quel luogo a differenza di quelli cari alla destra non è mai stato profanato da nessuno. Differenze sostanziali. Ma c’è di più: secondo la sindaca, gli abitanti del quartiere si sentono sottoposti a un «assedio».

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Ci crediamo, perché ogni qualvolta CasaPound organizza un evento scattano inesorabilmente imponenti servizi di ordine pubblico a causa dei propositi bellicosi di “Genova Antifascista”. I nomi di chi crea problemi ai residenti Silvia Salis li conosce benissimo. Tanto da averli invitati pure nel suo ufficio... «All’indomani dell’omicidio del giovane Quentin, mettere in programma di cancellare associazioni legittime e sostenere movimenti che diffondono materiale inneggiante alla violenza rappresenta un segnale che non può essere ignorato. Il sindaco di Genova è chiamato a chiarire il suo rapporto con i collettivi antagonisti della città», dicono da CasaPound. «Sono fuori dal perimetro della Costituzione», ribatte la Salis. Chi loda i brigatisti è dentro?

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