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Emilia Romagna, l'accusa al Pd: "Con il ticket sui farmaci meno cure"

di Michele Zaccardi mercoledì 18 marzo 2026

3' di lettura

Cala la vendita di farmaci in Emilia-Romagna. Il motivo? La decisione del governatore dem, Michele De Pascale, di far pagare il ticket ai cittadini. A denunciarlo è Forza Italia, che attribuisce, numeri alla mano, la flessione delle vendite alla misura varata dalla giunta l’anno scorso, che ha introdotto il ticket a partire dal 2 maggio 2025, sconfessando, peraltro, la linea del suo partito e della sua segretaria, Elly Schlein, che va dicendo da tre anni che il governo taglia la spesa sanitaria e costringe gli italiani a pagare di tasca propria per le cure.

«In soli sette mesi del 2025 dopo la reintroduzione nel mese di maggio del ticket sui farmaci da parte della Regione Emilia-Romagna sono stati venduti in meno quasi tre milioni di farmaci rispetto al corrispondente periodo di maggio-novembre del 2024», attacca il capogruppo azzurro in Regione Pietro Vignali. Quel ticket «è una tassa sulla salute che spinge gli emiliani e i romagnoli a curarsi meno e non ha risolto i grandi problemi della sanità regionale, in particolare quello delle liste d’attesa infinite o addirittura chiuse» aggiunge.

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La posizione di Vignali si basa sulle ultime statistiche sulla vendita dei medicinali in regione. Il calo della vendita dei farmaci da maggio a novembre 2025 rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente «è stato nettissimo: -2.914.196 confezioni pari al -6,55%. La conferma che in quel mese di maggio sia successo qualcosa di particolare si evince anche dalla statistica di confronto dei primi quattro mesi, da gennaio ad aprile, delle due annualità 2024-2025: le confezioni vendute in quel quadrimestre erano praticamente invariate rispetto allo stesso quadrimestre dell'anno precedente perché mostravano un leggerissimo aumento (+0,86%)», prosegue l’ex sindaco di Parma. Questi dati secondo Vignali «confermano ciò che avevamo denunciato sin dall’inizio: il ticket sui farmaci non funziona come misura di razionalizzazione della spesa sanitaria. Colpisce i cittadini più fragili, penalizza chi ha patologie croniche e scarica sulle famiglie i costi di una gestione inefficiente del sistema sanitario regionale».

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Nel frattempo, le liste d’attesa per visite specialistiche ed esami diagnostici, afferma ancora Vignali, «continuano ad avere tempi inaccettabili o sono addirittura chiuse, senza disponibilità. Così chi ha bisogno di cure è costretto a rivolgersi al privato, con ulteriori spese».

Per il capogruppo di Fi, dunque, a causa delle decisioni della giunta dem, «i cittadini di questa regione stanno subendo una doppia penalizzazione: da un lato il ticket sui farmaci, dall’altro l’impossibilità di accedere in tempi ragionevoli ai servizi pubblici». «Invece di tutelare i più deboli, l’Emilia-Romagna sta insistendo su una sanità sempre più iniqua dove si cura solo chi ha le risorse» prosegue. Secondo il consigliere regionale azzurro «è inaccettabile che, per fare cassa, si metta a rischio la salute delle persone.

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L’amministrazione regionale guidata da de Pascale smetta di chiudersi con la sua maggioranza nella narrazione non veritiera di avere il sistema sanitario regionale migliore possibile. Faccia invece quello che si ostina a non fare: rivedere l’organizzazione della sanità regionale premiando il merito e l’efficienza e dandogli finalmente una gestione più oculata ed efficace delle risorse».

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