Il referendum sulla giustizia a sinistra pare destinato a spaccare coalizioni, partiti, addirittura famiglie. La fotografia perfetta del caos scatento dal voto del 22 e 23 marzo all'interno del mondo progressista è casa Martelli. Da una parte, come ricorda il Giornale, l'ex ministro della Giustizia e storico esponente socialista Claudio Martelli, dall'altro sua moglie Lia Quartapelle, 39 anni in meno di lui e big del Partito democratico.
Martelli è favorevole alla riforma Nordio e all'impianto che prevede la separazione delle carriere tra accusa e organo giudicante (ha spesso ripetuto che proprio questo fosse un pallino dell'eroe antimafia Giovanni Falcone), come peraltro gran parte del mondo dem che aveva sostenuto queste tesi quando Giorgia Meloni era ancora ben lontana da Palazzo Chigi.
Tutto il contrario la Quartapelle, secondo la quale "questa riforma è animata da furia ideologica della destra. Stavolta caro Claudio non ti seguo". Il confronto tra i due coniugi diventerà pubblico il 19 marzo prossimo al Teatro Parenti di Milano, quando Lia e Claudio saranno intervistati da Christian Rocca. Significativo, peraltro, ricordare come sia proprio la giustizia e il ruolo dei magistrati (nonché il potere in mano alle toghe) uno dei pochi argomenti capaci di spezzare l'armonia di coppia, solidissima invece quando si parla di guerra in Ucraina, Medio Oriente o lavoro.
Il Giornale, con un po' di perfidia, immagina anche la serata amara della Quartapelle costretta due sere fa a guardare l'amato consorte in tv, ospite di Paolo Del Debbio a 4 di Sera su Rete 4, dissertare contro lo status quo delle toghe e a sostegno della riforma, applaudito dal sottosegretario alla Giustizia Andea Delmastro. "È stato siglato un patto - assicura il quotidiano diretto da Tommaso Cerno -. Di sera non si parla dei talk. Non si commentano le performance dell’una (per il No) dell’altro (per il Sì). Durante la giornata il confronto è ammesso nel merito della riforma". Tra moglie e marito, insomma, non mettere la toga.