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Ceccanti, "un diritto di veto che durerà a lungo": perché la magistratura fa ancor più paura

martedì 24 marzo 2026

2' di lettura

"I magistrati hanno ottenuto una sorta di diritto di veto che durerà anni". E' duro con tutti, Stefano Ceccanti: con la maggioranza, con il Partito democratico per cui è stato deputato, con quelli del No al referendum sulla giustizia. "Politicizzare il voto", spiega il costituzionalista intervistato da La Stampa, ha spinto gli elettori a mobilitarsi contro la riforma. Il governo andrà avanti, "ma ora si archivia la legge elettorale".

"Il referendum senza quorum spinge gli elettori a votare soprattutto se c'è conflitto politico, perché si sa che ogni voto è decisivo e tutti sono spinti ad andare a votare - premette Ceccanti -. È stato così per tutti e tre i referendum costituzionali con conflitto politico molto acceso: nel 2006 per Berlusconi, nel 2016 per Renzi e nel 2026 per Meloni". 

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In una prima, sommaria analisi del voto "ci si doveva aspettare un flusso di consensi verso il Sì dall'opposizione perché questa riforma era figlia di una tradizione garantista liberale - sottolinea l'ex onorevole -. Abbiamo visto però che, oltre al flusso in entrata, c'è stato un flusso in uscita da parte di pezzi della maggioranza verso il No". Uno scostamento frutto di una tradizione giustizialista che attraversa tutta la politica italiana.

Impostare il voto sulla riforma come un "riequilibrio tra potere politico e magistratura", incalza Ceccanti, ha determinato la vittoria del No: "Non c'entrava con l'intento della riforma che invece era un riassetto dei diritti del cittadino rispetto allo Stato". Il tema-giustizia, di fatto, diventa intoccabile: "Vedo molto difficile tornare a lavorarci. Si è affermata una sorta di diritto di veto dell'Associazione Nazionale Magistrati. Per cui, su questi temi non sarà semplice fare riforme incisive senza il loro consenso. Neanche con le leggi ordinarie. Per un bel po' di anni penso che non sarà possibile. Pur essendo chiaro che il consenso sullo status quo non è più totale, il referendum segna dei vincitori, tra cui l'Anm".

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Lo sguardo deve per forza essere generale: "Nelle parti in cui la Costituzione andrebbe aggiornata, la distanza tra poli è tale che non si riescono a fare riforme condivise. Le riforme di maggioranza diventano difficili e quelle condivise rischiano di essere rifiutate". E anche la legge elettorale "credo che possa essere considerata archiviata. L'obiettivo di Meloni era una legge che impedisse il pareggio. Lo scenario del pareggio elettorale con questi numeri e questa legge elettorale risulta il più probabile. E oggi, temendo di perdere le elezioni, la maggioranza non spingerà. Detto questo, va ricordato che non c'è un automatismo tra voto sul referendum e voto politico. I No dell'opposizione non si traducono necessariamente in un voto per un eventuale campo largo". Conte e Schlein hanno subito iniziato a parlare di primarie. "Spero - li gela Ceccanti - che oltre ai due candidati già annunciati ce ne possa essere qualcun altro più vicino alle posizioni della sinistra liberale".

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