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Prodi stronca Giuseppi: "Chi vuole oggi le primarie fa un giochino distruttivo Il federatore? Prematuro"

di Elisa Calessisabato 4 aprile 2026
Prodi stronca Giuseppi: "Chi vuole oggi le primarie fa un giochino distruttivo Il federatore? Prematuro"

4' di lettura

Nel dibattito su primarie sì o no, leader di partito o federatore, segretario di uno dei partiti della coalizione o Papa straniero, sono piombate, ieri, le parole durissime di Romano Prodi, inventore dell’Ulivo, unico premier del centrosinistra ad aver vinto nelle urne, padre nobile del Pd. «Se continua così», ha detto l’ex premier a Sky Tg24, «tutte sono persone giuste per perdere.
Una gara fatta oggi vuol dire litigare e lasciare spazio ai cinque gol della Bosnia. Si viene a creare questa situazione». E ne ha avuto anche per il leader del M5S: «Io davvero non capisco perché Conte abbia fatto questa mossa, una mossa che mette ancora più in crisi». Alla domanda, poi, su un possibile federatore del centrosinistra, ha risposto che il discorso è prematuro: «Prima si faccia squadra, prima si discuta di tattica e strategia e di quello che bisogna dare ai giovani che hanno votato», il 22-23 marzo. Solo dopo si potrà parlare, eventualmente, di un possibile federatore. Oggi, questa discussione, non è praticabile. Non crede Prodi che «il federatore sia pronto in questo momento».

DON ROMANO
Sempre tornando a Conte, che ha lanciato il tema delle primarie subito dopo la vittoria del no al referendum costituzionale, Prodi la vede così: «Chi vuol fare le primarie oggi ha già perso. È cominciato un giochino autodistruttivo, l’unica cosa che può far vincere la squadra di Meloni che non ha fatto nulla da quando è andata al governo. Una gara di questo tipo fatta oggi», ha sottolineato, «vuol dire litigare, lasciare spazio ai gol della Bosnia». Quanto all’ipotesi, proposta da Rosy Bindi, di Pierluigi Bersani come federatore per il centrosinistra, Prodi prima si è schermito: «A parte il fatto che non so nulla, non sono un cardinale che elegge il Papa», al massimo «sono un parroco».

Detto questo, si è chiesto: «Ma Bersani lo sa? Io non l’ho mica capito, non è che sia parte del gioco. Non ritengo che il federatore sia pronto in questo momento. Che si cominci a discutere di politica e di proposte. Lo dicono tutti: prima il programma e poi il leader. Il programma non vuol dire che quattro persone si mettono a scrivere qualcosa, vuol dire consultazioni, parlare con la gente come abbiamo fatto noi con centinaia di migliaia di persone. Non vedo questo movimento». Senza questo lavoro, parlare ora di primarie, ha spiegato l’ex premier, «sarebbe come eleggere il capitano della Nazionale che va a perdere con la Bosnia».

Del resto le primarie per scegliere il candidato del centrosinistra, in questo momento, non hanno grande successo. Dentro il Pd è sempre più forte la scuola di pensiero che vorrebbe evitarle.
Ieri, alle tante voci che già si sono espresse in questo senso, si è aggiunta quella di Gianni Cuperlo: «Le primarie possono determinare una partecipazione formidabile, e nel passato è stato così», ha detto il deputato dem, «dopodiché sono affezionato allo schema invalso in quasi tutte le democrazie dove la guida della coalizione spetta al partito che ottiene più voti». Le ha bocciate anche Andrea Orlando, sinistra dem, sono freddi gli ex di Base Riformista vicini a Stefano Bonaccini. Non ne vogliono parlare da Avs, dove ancora ieri Angelo Bonelli chiedeva una moratoria sul tema. A difendere il metodo delle primarie, fatta eccezione per il nocciolo duro dei riformisti dem, è una voce fuori dal Pd: Matteo Renzi: «È Meloni che ha paura del voto, che ha paura del popolo perché è stata bocciata dal popolo», ha detto ieri il leader di Italia VIva. Il centrosinistra, ha detto all’Aria che tira, su La7, non dovrebbe temere le primarie ora.

MANOVRE AL CENTRO
Al contrario. «Cosa vorrebbero le “anime nobili” che oggi non vogliono le primarie perché con quelle si litiga?», ha chiesto. «Io non vedo alternative», ha aggiunto, insistendo sul valore positivo delle primarie. Si tratta di «una grande occasione di partecipazione dove prevedo che andranno a votare almeno 3 milioni di persone». E poi «chi vince è legittimato a portare avanti il suo programma. E allora avremo una Meloni che si aggrappa con il Vinavil a Palazzo Chigi e una candidata (del centrosinistra) che ha legittimità per costruire un'alternativa di governo credibile». Ma il centro chi appoggerà? Ancora non si sa, anche perché non è ancora chiaro quale forma prenderà l’area di centro del campo largo, se i cespugli si riuniranno o se ciascuno andrà per conto proprio. Ma un nome a dar voce a questa area, comunque, ci sarà, come ha confermato ieri Enrico Borghi di Italia Viva: «Presenteremo una nostra candidatura in quel contesto».