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Silvia Salis, il retroscena: a cosa è disposta per diventare l'anti-Meloni

di Pietro Senaldi domenica 12 aprile 2026

5' di lettura

Vuole fare l’anti-Meloni, ma solo se glielo chiedono. È la Salis presentabile del centrosinistra; Silvia quindi, la sindaca di Genova, l’opposto, benché sotto lo stesso tetto politico, di Ilaria, europarlamentare per sfuggire al processo ma che resta attenzionata da qualche procura europea, e non solo d’Ungheria. Le ormai celebri contraddizioni della sinistra. La signora che ha fatto del lancio del martello un’attività professionale sportiva e non un passatempo antifascista si è detta disponibile a farsi designare come prima scelta per governare l’Italia per conto del centrosinistra.

Poiché sente di avere i super poteri però, non vuole candidarsi alle primarie, cosa volgare in democrazia, specie per una principessina come lei, politica di alt(r)o livello. Eterea e avvolgente, capace di conquistare tutti con una strizzata d’occhio, la dama che ama vestirsi di bianco immacolato conta che glielo chieda tutto il campo largo insieme, magari con mazzi di rose rosse in mano. Per ora in fila c’è solo Matteo Renzi, suo antico sponsor. Un po’ poco, tanto che al momento lei lo tiene in seconda fila, come si fa con i pretendenti molesti. Meglio non rovinarsi l’immagine con Pd e M5S, che sono poi quelli che le dovrebbero portare i voti veri.

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Elly Schlein e Giuseppe Conte naturalmente non la vogliono tra i piedi, e la sfidano a confrontarsi nelle primarie, per batterla e togliersi il problema, ma Silvia è troppo furba per affrontarli in campo aperto, anche solo verbalmente. Così, dopo aver lanciato il sasso, la sindaca ha tirato indietro la mano, subito precisando che, fosse per lei, se ne starebbe bene anche restando sotto la Lanterna. Del resto, specifica, a Genova ci sono ancora tante cosa da fare- perla verità quasi tutte -, tant’è che il suo braccio destro, Alessandro Terrile, Pd buono, quindi no Schlein, non ha un attimo di requie: mentre Salis va in giro a stringere mani e farsi fotografare, lui lavora. Ritirata strategica: meglio lasciar placare le acque, per ripartire con maggiore slancio.

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«Dobbiamo avere il coraggio di dire che spesso le donne sono in competizione tra loro, è fantascienza la storia che chi aiutiamo tra noi», ebbe ad affermare una volta la sindaca, spiegando che nell’universo femminile «la competizione si muove su vari livelli, la bellezza, l’età, gli amori». Sarà per evitare la competizione tra donne allora che Salis prova orticaria al solo sentire parlare di primarie. Perché su bellezza, età, amori - è coniugata con il noto e bravo regista Fausto Brizzi, che le fornisce importanti dritte sulla comunicazione e l’immagine pubblica -, la sindaca non teme rivali. È sui voti, che sarebbero il sale della democrazia, che non si sente forte, quindi punta all’incoronazione diretta.

Le primarie del resto per lei sarebbero una iattura: costringono a prendere posizione, a indossare una veste e restarvi fedele. Lei invece è una sorta di fotomodella della politica; meglio, un’indossatrice: qualunque cosa le metti addosso, la porta con disinvoltura e le sta benissimo. C’è da benedire la Flottilla che salpa dal porto di Genova? Salis si infila la kefiah e sfila nel corteo pro-Pal invocando lo stop al genocidio. Poi è un attimo che te la trovi in posa, elegantissima e ammiccante, vestita come una manager dai piedi affaticati, con accanto alle estremità scalze un paio di scarpe Manolo Blahnik da 1.200 euro. Uno schiaffo all’elettorato progressista e grillino? E solo la destra zozza e proletaria ad abboccare alla polemica della solita sinistra radical chic, che predica bene e razzola nel lusso. Il campo largo, per vincere, deve contenere tutto e non c’è miglior contenitore di un vuoto di pensieri e valori da riempire. Ecco perché Silvia, l’immenso guardaroba della sinistra anti-Meloni, è un’offerta che va bene per le quattro stagioni e ogni fascia di reddito imponibile. Dal salario minimo all’alta moda per tutti, il salto logico è notevole. 

In mezzo c’è l’abisso, ma abbiamo visto che il vuoto a sinistra è un valore aggiunto; se non altro, permette di non litigare. Si dirà: ma come può un’ex atleta, pur brava ma che prima che abbandonasse l’attività nessuno conosceva più a ovest di Cogoleto e più a est di Chiavari, candidarsi a guidare il Paese dopo un anno e mezzo di amministrazione cittadina, senza peraltro aver ottenuto particolari risultati? E come può farlo sfidando una politica con trent’anni di esperienza conosciuta e stimata in tutto il mondo? Semplice: nel campo largo che accusa Meloni di non avere la squadra, il valore del leader è valere poco e contare ancora meno. Così puoi rappresentare tutti, non rompi le scatole e fai quello che ti dicono cacicchi e maggiorenti. Perché se provi ad agire di testa tua e far sentire il tuo peso, come azzardarono Romano Prodi e Matteo Renzi, te ne vai a casa in un amen abbattuto da fuoco amico. La sua candidatura, vincente, a Genova in fondo è nata così: un accordo a quattro a sinistra per portarla al potere e spartirselo. Con M5S spettatore, ruolo che per Conte non è disposto a giocare a livello nazionale, e questo è uno dei problemi. Sono stati la renziana Raffaella Paita, il suddetto Terrile, eredità del potere dell’ex governatore Claudio Burlando, l’anima catto-progressista-scout della fu ministra Roberta Pinotti e il sostegno del compagno di gioventù e sport, Armando Sanna, campione di preferenze più che di atletica a metterla sul trono. E sono sempre loro a sostenerla, direzionando però la barca. 

Ciak si gira, il marito Brizzi ha pensato al trucco e la ex martellista, che aveva anche tentato la via del giornalismo locale con Samp Tv, si è ritrovata sul red carpet. Anche sposare un regista milionario è una forma di talento. Poiché lei si è fatta avanti, ma nessuno ha intenzione di tirarsi indietro, la domanda è se Salis alla fine si farà convincere da Renzi a correre nelle primarie. Se vince bene, altrimenti diventa una leader da dieci per cento, ha dichiarato l’ex rottamatore, paventando l’ennesimo partitino a sinistra; dove lui spera di infilare se stesso e la sua squadretta. Vediamo se Silvia abboccherà e lancerà il martello oltre l’ostacolo, con il rischio che gli ritorni come un boomerang sulla testa.

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