Un'Arianna Meloni a tutto campo, quella che parla in un'intervista al Corriere della Sera: rivendica i successi di Fratelli d'Italia e rimarca lo status e l'autorevolezza internazionale del Paese e di sua sorella, nonché premier, Giorgia Meloni.
Nel colloquio, la responsabile della segreteria politica di FdI traccia una linea netta sull’azione dell’esecutivo, sottolineando continuità e determinazione. Il governo, spiega, intende proseguire lungo il percorso intrapreso senza deviazioni o scorciatoie, mantenendo saldo l’impegno assunto con gli elettori. "Avanti con serietà, l’Italia oggi sta meglio": questa la sintesi del messaggio politico che accompagna una difesa compatta della legislatura.
Sul piano degli equilibri parlamentari, Meloni esclude qualsiasi ipotesi alternativa all’attuale maggioranza: "Non ci presteremo ad alcuna soluzione ambigua, a governi tecnici o di larghe intese. I governi funzionano solo se alla base ci sono programmi condivisi". Un passaggio che ribadisce la volontà di arrivare alla naturale scadenza del mandato, senza compromessi o soluzioni tampone. E aggiunge: "Non ci saranno regalìe dell’ultimo minuto che andrebbero a pesare sul futuro dei nostri figli".
L’azione dell’esecutivo, nelle sue parole, resta ancorata a una visione di lungo periodo, lontana da promesse effimere: non si lanceranno in aria "palloncini destinati a sgonfiarsi in un attimo", né si intende "inventare niente". Piuttosto, l’obiettivo dichiarato è "ad operare per fare il bene dell’Italia: vogliamo costruire un Paese che sia migliore oggi, ma anche domani, non vogliamo inseguire un consenso facile, dal primo giorno ci siamo rimboccati le maniche e messi a lavorare a testa bassa, continueremo a farlo con slancio e abnegazione, nonostante un quadro internazionale mai così difficile".
Rivendicando i risultati raggiunti, Meloni indica alcuni dati simbolo dell’azione di governo, come la riduzione degli sbarchi illegali e il cosiddetto modello Albania, che a suo dire sta diventando un riferimento anche a livello europeo. Sul fronte interno, rilancia le prossime misure: "Il decreto Primo Maggio andrà ancora nella direzione di combattere il lavoro povero e rafforzare i diritti dei lavoratori. E il piano casa: l’obiettivo è rendere disponibili oltre 100 mila alloggi nei prossimi 10 anni, tra popolari e a prezzi calmierati". E ribadisce il criterio con cui chiede di essere giudicata la maggioranza: "È sul fatto che l’Italia oggi sta meglio di quando Giorgia Meloni è diventata premier che vogliamo essere giudicati al voto".
Non manca un passaggio sulle polemiche politiche e mediatiche, a partire dal caso che ha coinvolto il ministro dell’Interno: "Matteo Piantedosi è un ottimo ministro, le vicende personali che diventano gossip non mi appassionano. E – se non esistono problemi sul piano dell’azione del governo o comportamenti non corretti – non vedo perché dovremmo interessarcene". Quindi aggiunge: "Andrò a fare assemblee in tutte le regioni e a vedere come vanno le cose sul territorio: siamo un partito con grande radicamento e vicinanza alla gente, se qualcosa andrà migliorata lo faremo. Quando Conte e Schlein parlano della “gente che sta male” non so se sanno davvero di chi stanno parlando. Noi sì".
In chiusura, il tema della politica estera e del ruolo dell’Italia nello scenario globale. Meloni respinge le critiche sui rapporti internazionali della premier, sostenendo che la sua credibilità è riconosciuta trasversalmente: "Giorgia è rispettata e in buoni rapporti con la stragrande maggioranza dei leader internazionali". E ancora: è "rispettata da Merz, da Starmer, dalla premier giapponese, e chi più ne ha ne metta". Un posizionamento che, a suo avviso, consente all’Italia di svolgere una funzione di equilibrio tra Europa e Stati Uniti e di "dire quello su cui non siamo d’accordo". Da qui la conclusione: "Non possiamo riscrivere la storia, siamo persone serie".