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Sondaggio Tecnè, la sorpresa: Schlein rimonta e Conte trema

di Elisa Calessi domenica 12 aprile 2026

3' di lettura

L’ascesa di Giuseppe Conte alla guida della coalizione progressista comincia, per la prima volta da settimane, a segnalare qualche crepa. Se fino a qualche settimana fa il leader del M5S era nettamente in testa in ogni sondaggio su eventuale primarie, ora, da quanto emerge in una rilevazione realizzata da Tecné per l’agenzia Dire, non sembra più così. Secondo questa analisi, basata su interviste fatte tra l’8 e il 9 aprile 2026, il leader dei Cinquestelle otterrebbe il 41% dei consensi contro il 40% della segretaria Pd. Sempre avanti, ma di una incollatura, forse per via del contraccolpo del caso Zampolli. Mentre molto alta è la quota degli indecisi (19%). Numeri che, se ci fosse un terzo candidato e il doppio turno, potrebbero fare la differenza.

Segnali timidi, ma che hanno risollevato gli animi al Nazareno, dopo settimane in cui i sondaggi sembravano pendere sempre e solo in una direzione, quella del leader dei Cinquestelle. Nel cerchio stretto della segretaria vengono letti come la conferma che la candidatura a premier, per Schlein, non è affatto preclusa e che «l’effetto-Conte si sgonfierà nel tempo». È vero che lunedì il presidente del M5S partirà con l’anteprima alla stampa del suo libro, novità che gli permetterà di girare per tutto il Paese. Ma la segretaria del Pd, si dice tra i dem, «è determinata e testarda. Lascia parlare, ma non si smuoverà di un millimetro».

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Di sicuro non si farà da parte e lunedì lo ribadirà di fronte alla direzione nazionale del Pd. E poi chi l’ha detto che la leadership si sceglierà con le primarie? Tra i suoi si scommette ancora che, a un certo punto, prevalga il metodo del centrodestra, per cui farà il premier, in caso di vittoria, il segretario del partito che prende più voti. Ma come convincere Conte, che ormai annusa la vittoria alle primarie? «Se vinciamo le elezioni, i ruoli sono tanti», butta lì un big del Pd. Tradotto: potrebbe fare il presidente del Senato, per esempio, da dove potrebbe giocarsi una chance nella corsa per il Quirinale.

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Senza contare che l’attivismo ha i suoi rischi. Così se Conte nei sondaggi sembra fermarsi, anche la stella di Salis pare brillare meno rispetto a qualche mese fa. Si è visto a Napoli, dove è tornato a riunirsi, dopo Montepulciano, il “correntone” dem, su iniziativa di Sandro Ruotolo. Alla domanda sulla preferenza di alcuni all’interno del Pd per Conte candidato, Andrea Orlando, per esempio, ha risposto che a lui «non risulta». Quanto a Salis, la quale ha detto che se ci fosse una richiesta generalizzata nei suoi confronti lei ci rifletterebbe, l’ex ministro ha liquidato la cosa dicendo che «credo valga per chiunque, ma al momento non la vedo una richiesta generalizzata».

Piaccia o no, Schlein non intende farsi da parte. Ele correnti cominciano a capirlo. «Non credo che sia tempo o che ci sia lo spazio politico per federatori», ha detto Peppe Provenzano. E anche lui ha prospettato due strade per scegliere il leader della coalizione: «O lo indica il partito che prende un voto in più o le primarie che sono nel nostro dna e a cui la segretaria ha già detto di essere pronta». Le definisce «uno strumento democratico» che non si può non vedere «positivamente», Chiara Appendino, del M5S. Mentre prudente è Dario Franceschini: «Sembrano il sistema più trasparente, bisogna decidere quando farle e poi parlare di altro».

Chi preferirebbe senza dubbio i gazebo è Matteo Renzi, che ieri ha dato il via a Roma alle “primarie delle idee”, un percorso che punta a raccogliere proposte, ma che soprattutto è un gancio per attirare riformisti di altri partiti e creare un contenitore nuovo (ieri, intanto, c’erano tre big del Pd, Giorgio Gori, Graziano Delrio, Marianna Madia, anche se per il momento restano dove sono).

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«Penso non ci sia alternativa alle primarie vere», ha detto, «devono essere viste come festa di popolo non come una minaccia, quando uno dice tocca a te o tocca all’altro finisce che si perdono le elezioni». E ha detto di sperare che Salis partecipi insieme a Schlein e Conte. Se, però, la sindaca di Genova non si convincesse, Renzi metterà in campo un altro nome. C’è chi parla, per esempio, dello stesso Gori. Intanto il tentativo è di portare un valore aggiunto al campo largo. «Dovremo essere», dice Renzi, «i no-tax, quelli che sulla tassazione evitano di dire aumentiamo le tasse, come spesso si sentire dire a sinistra».

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