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Elly Schlein e compagni, l'ideologia woke è ancora la base del loro programma

La sinistra ha celebrato il decennale della legge sulle unioni civili. Unioni che, dopo il boom iniziale, hanno cominciato a calare progressivamente
di Annalisa Terranova martedì 12 maggio 2026

3' di lettura

Ieri la sinistra ha celebrato il decennale della legge sulle unioni civili. Unioni che, dopo il boom iniziale, hanno cominciato a calare progressivamente. Nel 2024 le unioni civili sono state 2936, in lieve calo rispetto all’anno precedente (-2,7%) e anche il numero del 2025 indica una flessione del 3,1%. Cifre non entusiasmanti, che hanno indotto i celebranti della legge Cirinnà a puntare sul futuro. Così da Boldrini a Zan il coro è stato a una sola voce: quando saremo al governo – loro già si sentono a Palazzo Chigi – noi del Pd faremo passi avanti nel campo dei diritti civili con matrimonio egualitario – che comporta le adozioni per le coppie omosessuali – e una legge contro l’odio omotransfobico. Una riedizione dunque del famigerato ddl Zan sul quale anche molta parte della stessa sinistra sollevò dubbi in quanto lesivo del diritto di opinione e sospettato di voler introdurre forme di indottrinamento ideologico nelle scuole.

Una giornata dunque in cui è tornata in piena luce quella parte consistente del fronte progressista che per usare l’espressione sarcastica di un giornalista inglese pensa più ai bagni gender fluid che alla classe operaia. Il dibattito era stato imbavagliato dopo che la vittoria del centrodestra alle elezioni politiche del 2022 era stata letta come una rivincita dell’antiwokismo e come una reazione conservatrice a certe astruserie lessicali troppo elitarie e troppo intellettualistiche. Eppure un anno dopo quella vittoria Elly Schlein ancora si abbeverava alle lezioni di Chiara Valerio la quale magnificava su Repubblica la ristampa del libro di Monique Wittig, Il corpo lesbico, avvertendo: «Essere lesbiche non è fare sesso, è fare politica». Ma chi è Monique Wittig? Una femminista francese protagonista di un gesto molto trasgressivo, antimilitarista e antivirilista: depose una corona di fiori sotto l’Arco di Trionfo «in onore di qualcuno che è ancora più ignoto del Milite Ignoto: sua moglie». Ma c’è di più: «Per Wittig – scriveva Valerio – il lesbismo non è solo un orientamento sessuale ma una pratica politica. Wittig lavora sui pronomi, cerca la scomparsa dei generi, scrive all’impersonale, smantella i generi grammaticali per tentare di intaccare le gabbie di genere nella società. Forse è troppo presto, oggi aggettivi come fluido o queer sono componenti di una riflessione che non riguarda solo le comunità omosessuali e gli studiosi e le studiose di genere. Corpi che mutano in nuove forme.

Lavorare sui pronomi, in parole forse troppo povere, significa rifiutarsi che il maschile faccia funzione di neutro, si appropri dell’universale». Il lesbismo che scardina la lingua patriarcale dunque. Ma qualcuno al Nazareno deve aver suggerito a Schlein che così forse i voti non arrivano o ne arrivano troppo pochi. Ecco dunque la segretaria virare su temi più concreti: il salario minimo, le liste d’attesa, la sanità pubblica. Ma persiste un canovaccio politico che appartiene a quella che potremmo definire la sinistra dello schwa. Fece rumore, a tal proposito, un editoriale della filosofa Michela Marzano la quale sosteneva che le donne possono avere il pene perché l’identità di genere con il dato fisico non ha nulla a che fare. Un’affermazione che provocò la replica divertita di Natalia Aspesi, proprio sui bagni neutri: «Non è che stiamo ridando al pene – si chiedeva la giornalista – sia pure al gabinetto pubblico, il valore simbolico del fallo, cioè della mitica erezione, come fosse un obelisco, un monolito dell’antichità, da temere ma anche adorare, e meno male che per consolarci molti studiosi del ramo ci ricordano la sua somiglianza con un mestolo da cucina...». Magari in campagna elettorale certi dibattiti, surreali quanto si vuole ma appartenenti alla grammatica politica della sinistra, torneranno in primo piano e si tenterà di schiacciare la destra tutta nel perimetro reazionario della triade Dio-Patria-Famiglia dove albergherebbe la maligna omofobia... Anche se in fondo si tratterebbe solo di rispolverare lo slippery slope argument o fallacia del piano inclinato: i diritti vanno benissimo, ma se alla fine del cammino ci dev’essere il genere autopercepito allora meglio fermarsi in tempo.

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