Era da tanto che non si respirava un’aria così pesante nelle piazze. Un clima d’odio e intolleranza che si è acuito sempre di più a causa del conflitto in Medio Oriente, specie a Gaza. La dimostrazione è quanto avvenuto durante le celebrazioni per le feste della Liberazione e dei Lavoratori, tra assalti alla polizia, la cacciata della Brigata ebraica e i soliti insulti vergognosi contro il governo di Giorgia Meloni. Nel mirino è finito, ancora una volta, anche il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
Ministro, le piazze del 1° maggio e del 25 aprile sono la dimostrazione di come lo scontro politico abbia raggiunto livelli esasperati nel nostro Paese. Siamo vicini a un punto di non ritorno?
«A 80 anni dall’elezione dell’Assemblea Costituente, penso sia necessario avviare una riflessione seria sui valori che hanno ispirato la nostra Costituzione e sul perché sia stato giusto combattere il fascismo. Purtroppo credo che a sinistra ci sia un po’ di confusione. Sembra che non abbiano ancora fatto i conti con la storia, rimanendo ancorati a riflessioni come quelle sul “Fascismo eterno” di Umberto Eco; parole forzate che andrebbero estese a qualsiasi tipo di regime totalitario, anche di sinistra».
La sinistra quindi deve ancora fare i conti con i totalitarismi rossi?
«Sì, perché in quanto dittature hanno avuto molto in comune con quel fascismo che oggi dicono di voler combattere. I veri antifascisti, i Matteotti, i Rosselli, i Gobetti hanno combattuto il regime poiché rappresentava la negazione delle libertà: fra queste, innanzitutto, la libertà di parola e la libertà di stampa, che presuppone un giornalismo che non falsificai fatti in nome della ideologia. Insomma, hanno combattuto contro l’imposizione del pensiero unico, l’eliminazione della democrazia tramite la sostituzione delle piazze (la marcia su Roma) alle urne, la violenza fisica e verbale come strumento di lotta politica, la demonizzazione dell’avversario. Alcuni tratti del fascismo ritornano in modo preoccupante in certe componenti massimaliste e radicali dell’opposizione. Questo perché i tratti liberticidi del fascismo erano gli stessi del comunismo. E una parte importante della sinistra non ha ancora fatto iconti con quella realtà drammatica».
Dal palco del concertone di Taranto, il rettore dell’università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, ha affermato che “Mussolini e Meloni sono legati da un filo che si chiama fascismo”. Cosa ne pensa?
«È una sciocchezza. E Montanari non è nuovo a uscite di questo genere. Per esempio, ha addirittura definito “la pistola fumante di un’identità pienamente fascista” una mia proposta, risalente al 2017, con cui chiedevo la revoca della cittadinanza agli stranieri naturalizzati che si fossero macchiati di gravi reati. Il problema è che Montanari ignora la realtà: la norma è stata poi introdotta nel 2018 dal governo guidato da Giuseppe Conte su proposta dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Sarà fascista anche Conte? Oltretutto, questa norma è legge vigente in tanti altri Paesi, come Francia, Belgio, Austria, Gran Bretagna... Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto la legittimità della procedura di revoca della cittadinanza per gravi reati. Sta persino nella Convenzione Europea sulla Nazionalità. Tutti fascisti? O Montanari non si informa, oppure è in malafede».
Che aria si respira nelle scuole?
«Le cito un episodio accaduto qualche giorno fa. Ero all’Istituto Galilei di Roma per un confronto con 105 studenti eletti nelle Consulte di tutta Italia. È stato un dialogo molto bello e costruttivo in cui mi hanno presentato diverse proposte. Il tutto finché 5 o 6 ragazzi, estranei alle Consulte, hanno interrotto il dibattito urlando. È stata una mancanza di rispetto verso chi voleva invece il confronto. Non a caso, gli studenti eletti delle Consulte hanno invitato i contestatori ad andarsene dimostrando di preferire un dibattito serio alla propaganda. È curioso che l’atteggiamento antidemocratico di chi pretendeva di interrompere una riunione istituzionale sia stato difeso da associazioni studentesche di sinistra guidate da chi studente non lo è più da tempo. Purtroppo questo clima viene alimento nelle piazze...».
Durante i cortei del 25 aprile, militanti di un’associazione studentesca di sinistra hanno sfilato esponendo un manichino a testa in giù che la raffigurava impiccato. E non è la prima volta.
«Non ho sentito neppure una parola di condanna da parte degli esponenti del campo largo. Bisogna dire basta alle urla e alle violenze di certe piazze e tornare ai valori della Costituzione: pluralismo, democrazia, libertà di opinione, pensiero critico e non indottrinamento».
Questi sedicenti “antifascisti” rappresentano un pericolo?
«Sia chiaro, l’antifascismo non è un pericolo. Cosa diversa sono i cosiddetti “Antifa”: quei gruppi non hanno nulla a che vedere con lo spirito antifascista, sono degli intolleranti come lo furono i comunisti. Dobbiamo ricordare che cos’è stato il comunismo dove si è avverato: un totalitarismo oppressivo e sanguinario. L’intelligenza politica di Togliatti nel radicare il Partito comunista all’interno della democrazia italiana non cancella le atrocità commesse dai regimi comunisti, nessuno escluso».
In Italia siamo ancora lontani da una vera pacificazione?
«Il tema non è la pacificazione. Serve un’accettazione delle regole democratiche scritte nella Costituzione. Da parte di tutti, anche da chi a parole si dichiara antifascista».