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Elly Schlein importuna Obama per una foto ricordo E poi attacca l’Italia

La segretaria del Pd si vanta per due chiacchiere con l’ex presidente Usa e accusa il governo di fare "propaganda" sull’economia: "Il tempo delle destre è finito e non sono imbattibili. Vinceremo con l’agenda progressista"
di Tommaso Montesano domenica 10 maggio 2026

3' di lettura

Il Nazareno aveva alimentato l’attesa. Annunciando «i post social a corredo della foto celebrativa». Elly Schlein e Barack Obama per la prima volta faccia a faccia. Lei, giovane volontaria delle campagne presidenziali democratiche del 2008 e del 2012, e lui, l’ex presidente ora possibile nume tutelare di «una rete mondiale per fermare le destre». Sede dell’incontro: il Global progress action summit di Toronto, officiato dal premier canadese Mark Carney. Oddio, definirlo incontro, a guardare poi quanto pubblicato dalla segretaria del Pd sui suoi canali social, sembra esagerato. La foto, effettivamente, c’è, ma tutto sembra tranne che un colloquio organizzato. Quel «bilaterale»nientemeno - assicurato dal Pd. Lo scatto ritrae Obama in piedi ed Elly di fronte, ripresa di spalle. Neanche un selfie a uso dei fotografi con relativa stretta di mano, insomma.

L’impressione è che l’ex presidente americano stesse salutando gli ospiti e poi alla fine sia toccato a Schlein. Il tempo di due parole di circostanza e via. Del resto il contenuto del colloquio fatto filtrare dallo staff della segretaria è piuttosto misero: Obama avrebbe incoraggiato Elly in quanto «giovane leader» ad andare avanti. Il minimo sindacale. E lei, viceversa, avrebbe raccontato all’ex presidente delle sue esperienze come volontaria nelle campagne elettorali contro i repubblicani John McCain e Mitt Romney. Particolari, però, già noti e di cui la stessa Schlein aveva fornito i dettagli nelle ore precedenti la partenza per il Canada. Niente di inedito.

MISSIONE PER ACCREDITARSI
Dopo aver visto Obama («conversazione molto interessante», dirà più tardi) Elly si è intrattenuta con Carney. E qui la testimonianza è migliore: uno scatto a favore di obiettivo, frontale, entrambi sorridenti. Schlein ha investito molto sulla missione canadese, una nuova tappa per tessere la sua tela “diplomatica” e darsi una veste istituzionale. «È importante essere qui con tante altre personalità e forze politiche progressiste e democratiche di tutto il mondo. Al centro c’è come ricostruire l’ordine mondiale che qualcuno sta cercando di smantellare per sostituire il diritto internazionale con la legge del più forte e del più ricco». Quel “qualcuno”, ovvio, è Donald Trump, nemico di «pace, dialogo e cooperazione».

Ieri, nel tardo pomeriggio ora italiana, ai lavori è intervenuta la stessa Schlein all’interno di una «discussione sulla democrazia da rafforzare». Messa in pericolo dalle «destre» che stanno smantellando «l’ordine mondiale delegittimando le sedi multilaterali nel tentativo di far prevalere le armi». Fortuna che esiste «una rete solida di progressisti» in cui nelle intenzioni della segretaria dem un posto d’onore spetta al presidente del governo spagnolo, il socialista Pedro Sánchez.

«I SOVRANISTI SI POSSONO BATTERE»
Sul palco, accanto ad Elly, i suoi interlocutori non sono leader di partito. La leader del Pd nel suo intervento ricorda gli effetti negativi del posizionamento di Giorgia Meloni accanto a Trump e all’ex premier ungherese Viktor Orbán. Ribadisce, nonostante il rovescio del laburista Keir Starmer nel Regno Unito, che l’«internazionale delle destre» è in ritirata: il loro tempo, sentenzia, «è finito». Ricorda le «buone notizie» arrivate dall’Ungheria, dove però ha vinto il conservatore Péter Magyar. E anche in Italia, si vanta, è iniziata la riscossa con «la mobilitazione» in occasione del referendum sulla giustizia. Con la partecipazione al voto di «molti giovani, delle donne e della società civile e le cose sono cambiate».

Schlein accusa il governo di fare «propaganda» sulle condizioni economiche del Paese. La «realtà» sta presentando il conto: «Se guardo all’Italia la produzione è a zero, la crescita è a zero e i costi dell’energia sono i più alti». Poi rilancia l’«agenda progressista» per vincere nel 2027. Le parole d’ordine sono le solite: democrazia, giustizia sociale, pace, cooperazione, sanità. «Non sono imbattibili», dice per accreditare di sé un’immagine vincente. Oltre al referendum, la segretaria ricorda i successi nelle elezioni amministrative. «Sappiamo quello che dobbiamo fare. Offriamo un’alternativa migliore agli elettori».

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