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Pd in versione Unione Sovietica: "Nessun dialogo, nessun confronto"

Al Nazareno c'è chi sente odor di vittoria. E dunque, ecco che il diktat è quello di chiudere ad ogni forma di dialogo e di confronto
di Elisa Calessi giovedì 21 maggio 2026

3' di lettura

La linea del Partito democratico, sulla legge elettorale come su tutto quanto provenga dalla maggioranza di centrodestra, è chiara: nessun dialogo, nessun confronto. Il tempo è scaduto. A un anno dalle elezioni politiche, quando già si sente il profumo della vittoria e si ragiona di ministri e cariche istituzionali, mettersi a un tavolo con gli avversari è impossibile. Non tutti, però, sono d’accordo. E una crepa, nella strategia dell’Aventino, si sta aprendo. Il primo a instillare il dubbio che, forse, sarebbe saggio proporre modifiche a una legge elettorale che comunque sarà modificata, è stato Dario Franceschini, uno dei primi e tuttora più convinti sponsor di Elly Schlein. Domani, però, un’altra faglia si aprirà. E questa volta è destinata a diventare ancora più grande. L’associazione riformista Libertà Eguale, infatti, organizza alle 14, presso l’Istituto Sturzo, un seminario dal titolo “Garantismo a Costituzione invariata”. Interverranno varie personalità del mondo politico e culturale del centrosinistra che si sono impegnate per il sì al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere tra pm e giudici, insieme ad alcuni che hanno votato no, ma condividono l’esigenza di completare il percorso per arrivare a quel giusto processo già ora inserito nella Costituzione. Ma non si parlerà solo di giustizia. La notizia è che si parlerà anche di riforma elettorale e di primarie.

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Stefano Ceccanti, uno degli organizzatori, è stato, peraltro, proprio uno dei costituzionalisti che sono stati ascoltati nei giorni scorsi dalla commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati nel ciclo di audizioni che si è concluso ieri. Proprio Ceccanti, domani, introdurrà il convegno spiegando perché l’attuale legge elettorale va modificata. E perché sia sacrosanto prevedere un premio di maggioranza. «Esiste una ragione oggettiva», ha spiegato ieri, «di evitare scenari di incertezza con un Parlamento senza maggioranza o con maggioranze debolissime, che rischiano di portare o a elezioni ripetute o ad assetti non comprensibili per gli elettori subito dopo il voto, facendone avvertire l’irrilevanza e stimolando l’astensione o il voto a forze estreme escluse». Dunque, ha spiegato l’ex parlamentare del Pd e costituzionalista, «nel contesto dato, in questa fase, in cui non si dibatte su un sistema astrattamente preferibile ma sul testo base della maggioranza, ciò comporta un sì a un premio di maggioranza nazionale in entrambe le Camere secondo le chiare indicazioni della giurisprudenza costituzionale: soglia non inferiore al 40% (ma volendo anche più vicina al 50 con ballottaggio in caso di mancato raggiungimento), premio con tetto massimo intorno al 55% per tenere al riparo le istituzioni di garanzia, coordinamento dei risultati tra Camera e Senato». C’è un testo, c’è una possibilità concreta di intervenire sul sistema elettorale per evitare un pareggio. Bisogna accettare il confronto e provare a migliorare il testo. «Sulla scelta dei rappresentanti», continua Ceccanti, conviene «scegliere l’uninominale-proporzionale che è ben compatibile col premio come nella legge provinciale del 1993, sfuggendo all’alternativa tra liste bloccate e preferenze».

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Infine, domani all’Istituto Sturzo, si dirà che, nel contesto di questa riforma, vanno fatte le primarie per l’indicazione del candidato premier.«Ovviamente, stante l’ampiezza della coalizione, con un sistema a doppio turno, esattamente come nel modello praticato per le elezioni del 2013», spiega Ceccanti. Altro tema, quello delle primarie, che sembra essere stato accantonato dal Pd. Intanto il percorso della legge elettorale va avanti. L'ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali della Camera ha fissato per martedì 26 e mercoledì 27 maggio la discussione generale sulla riforma. Non è stato ancora fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. L’intenzione, in ogni caso, è di procedere speditamente così da arrivare a un primo voto entro giugno o massimo luglio.

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