Basta con “l’esodo” dei giovani dall’Italia. Partire, ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, in una conferenza stampa al Nazareno, affiancata da Marco Sarracino, responsabile Coesione sociale e Sud, da Virginia Libero, segretaria dei Giovani Democratici, e da altri ragazzi, rappresentanti di associazioni che il Pd ha ascoltato per definire questa proposta, deve essere «una scelta», non un obbligo «dato dalla mancanza di opportunità, dove si nasce e si cresce». A corredo, Schlein ha citato gli ultimi dati del Cnel, secondo cui ben «630mila persone», nella fascia tra i 18 e i 35 anni, se ne sono andate «tra il 2021 e 2024».
Una «perdita umana e anche economica», ha chiosato la leader dem, sciorinando altri dati questa volta dello Svimez che ha calcolato in 160 miliardi il capitale umano regalato all’estero. Ecco, allora, l’idea del Pd rivolta ai giovani (bottino su cui si è concentrato Giuseppe Conte e su cui il Pd prova a fargli concorrenza): una proposta di legge che affermi «il diritto a restare». Ossia che, con una serie di misure che coprono vari settori (lavoro, casa, trasporti), incentivi le giovani generazioni a rimanere in Italia o a tornare.
IL MENÙ
Idea ottima, chi può negarlo. E il menù è invitante, oltre che generoso: 200 euro al mese per i neo-assunti under 35 che abbiano un reddito non superiore ai 45mila euro annui. Le aziende che li assumono, però, devono applicare contratti collettivi nazionali, con un trattamento economico minimo orario di 9 euro lordi. Ancora: contributi a fondo perduto per sostenere start up di giovani nelle aree interne, un piano straordinario di assunzioni sempre nei comuni delle aree interne (perché, ha spiegato Schlein, tantissimi comuni montani, per esempio, non riescono a fare progetti o partecipare a bandi per mancanza di personale). Credito d’imposta per le aziende che utilizzano il lavoro da remoto (nell’idea di invogliare i cosiddetti «nomadi digitali», che si presume siano soprattutto tra i giovani). Creazione di un portale - c’è già il nome: “Scelgo l’Italia” - per facilitare il rientro dei giovani italiani emigrati all’estero, mettendoli in contatto con opportunità di lavoro in Italia, oltre che fornendo loro informazioni su aspetti fiscali, di sanità odi residenza. L’ultimo capitolo è riservato alla casa e ai trasporti. Si prevedono agevolazioni per l’acquisto e per l’affitto della casa, rifinanziamento del Fondo per l’accesso al credito per l’acquisto della prima casa per chi ha meno di 36 anni, detrazioni maggiori per i giovani che stipulano un contratto di affitto. Dulcis in fundo, trasporti pubblici gratis per i giovani (sempre con una determinata soglia di Isee) e dottorati di ricerca, sostenuti da borse di studio, nelle università del Sud.
Le finalità (elencate all’articolo 2) non possono che essere condivisibili: tutelare e valorizzare il capitale umano, promuovere l’occupazione giovanile, ridurre i divari territoriali, contrastare lo spopolamento nel Sud e nelle aree interne.
LA COPERTURA
Con che soldi? E qui arriva il tasto dolente. Perché le misure non sono gratis. L’idea di dare 200 euro ai neo-assunti costa 700 milioni l’anno. Il sostegno alle start up è stimato in 50 milioni l’anno, il portale “Scelgo l’Italia” costa 200mila euro, il rifinanziamento del Piano “Ricerca Sud” 100 milioni l’anno, il credito d’imposta per lo smart working 50 milioni l’anno, idem per l’assunzione di personale nei Comuni delle aree interne. Il fondo di accesso per l’acquisto della prima casa prevede una spesa di 100 milioni, le detrazioni per gli affitti sono stimate in 500 milioni, 20 milioni per la mobilità degli studenti fuori sede. Dunque, con che soldi?
La copertura è indicata all’articolo 15: una tassa straordinaria, una tantum. O meglio: un contributo di solidarietà dal 2027 al 2031 versato dalle società con ricavi superiori a 50 milioni di euro. Verrà applicata, cioè, «un’aliquota dell’8,5%» sul reddito complessivo (in aggiunta alle imposte già dovute). Un contributo che deve essere versato «entro il sesto mese» successivo alla chiusura del periodo di imposta. Non deve «in ogni caso eccedere il 25% del patrimonio netto» che risulta dal bilancio precedente. Il contributo, si precisa, «non è deducibile».