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Primarie nei Comuni, per il centrodestra non sono più un tabù

La proposta lanciata da Salvini per Milano, ha riacceso la discussione interna. Forza Italia è d'accordo, Fdi no. La Lega prepara i gazebo in città per il 20 e 21 giugno
di Fabio Rubini lunedì 8 giugno 2026

3' di lettura

La parola che ha scosso dal torpore il centrodestra milanese l’ha pronunciata venerdì mattina Matteo Salvini: «Primarie». Per il momento una consultazione non di coalizione, ma ristretta alla Lega, che nel fine settimana del 20 e 21 giugno organizzerà una “gazebata” per sondare i milanesi. Il Carroccio fa sul serio: sono già pronte le grafiche e i manifesti per pubblicizzare la due giorni; le urne di cartone sono quasi pronte e le tipografie stanno predisponendo la stampa delle schede su cui i cittadini potranno scrivere il nome del candidato sindaco preferito. Resta solo da affinare la mappa coi punti strategici in cui piazzare i gazebo.

Al di la delle questioni organizzative, è chiaro che il contropiede di Salvini è un preciso segnale politico. Il suo ragionamento è semplice: visto che nel campo del centrodestra non ci sono nomi altisonanti in grado di spostare il consenso solo con il “cognome”, per costruire una candidatura solida e vincente, serve tempo, per far conoscere il candidato, per farlo girare quartiere per quartiere, strada per strada, associazione per associazione.

Un po’ come fece l’underdog Giuliano Pisapia nel 2011. In questi mesi, però agli annunci roboanti («presto daremo il nome del prescelto»), non sono seguiti fatti concreti. Ecco che allora serviva una scossa. È questa la funzione delle primarie in salsa leghista. Scuotere il centrodestra e farlo uscire da quella logica di veti e controveti che cinque anni fa costò una figuraccia epocale. Logica ai giorni nostri sembra tornare pericolosamente.

PROVOCAZIONI E VETI

Intanto sull’idea delle primarie il centrodestra resta frastagliato. La Lega, come abbiamo visto, è favorevole a farle “consultive”, giusto per saggiare il terreno. Forza Italia non dice “no”, ma le vorrebbe fare con un regolamento ben preciso e in maniera vincolante per la coalizione: chi vince fa il candidato sindaco e tutti ci devono stare. Fratelli d’Italia, invece, è nettamente contraria e l’ha detto subito dopo l’uscita di Salvini. Uscita che un risultato potrebbe già averlo avuto: pare si siano intensificati i contatti cittadini per provare a vedersi prima del 20-21 e mettere sul tavolo una strategia condivisa. Questo non vuol dire bloccare l’iniziativa della Lega, ma almeno sarebbe un segnale di compattezza di cui, soprattutto nelle grandi città, il centrodestra ha bisogno.

Di cosa si discuterà tra alleati? Innanzitutto della natura del candidato: civico o politico. Sulla prima figura - che a Il Carroccio punta forte su Alessandro Spada, ex presidente di Assolombarda; Forza Italia ha sondato la disponibilità dell’avvocato Antonino La Lumia e dell’imprenditore Antonio Civita (che ha parlato anche con la Lega). Fratelli d’Italia, invece, non molla sull’ipotesi del candidato politico e ha già indicato in Maurizio Lupi il nome giusto. Peccato che Forza Italia abbia già detto di no.

In soldoni Forza Italia e Lega concordano su un fatto: nelle grandi città, alle amministrative, il centrodestra fatica a sfondare. Per “rubare” voti al centrosinistra servono figure in grado di farlo: imprenditori, professionisti che magari non hanno in tasca una tessera di partito, ma che condividono la piattaforma valoriale della coalizione. Proprio su questa scelta- civico o politico- si giocherà non solo il futuro di Milano, ma anche la strategia che potrebbe ribaltare anche sui territori una narrazione fin qui favorevole alla sinistra. Insomma per il centrodestra la parola “primarie” potrebbe non essere più un tabù.

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