Cari seguaci del “generalissimo”, qua non vi si vuole male, non è bene demonizzarvi, non è bene neanche esaltarvi, ma soprattutto non è bene, da parte vostra, furbescamente fare finta che Futuro nazionale sia un nuovo Msi.
Primo: voi la Fiamma non ce l’avete, ne sono custodi altri, e la tutelano con rispetto di una storia che non è la vostra. Secondo: voi potete pure rubare da internet qualche citazione di Giorgio Almirante ma quella tradizione politica non ha nulla a che fare con voi, a parte la generica collocazione a destra, ma sappiamo che le destre sono tante, sono sempre state tante.
Quanto al giovane “camerata” Sergio Ramelli, non è bene citarlo per chiamare l’applauso ma è bene citarlo magari per dire che gli odi del Novecento devono finire, vanno seppelliti e che l’unica e nobile battaglia da portare avanti nel nome di quei ragazzi caduti, che erano tutti, e dico tutti, missini, è quella di spegnere i fuochi che vorrebbero riaccendersi dietro l’antistorica contrapposizione tra fascismo e antifascismo.
FILO-USA E FILO-EUROPA
Detto questo, un po’ di storia. Almirante non c’entra con voi carissimi seguaci del generalissimo attratto dal putinismo, perché la sua politica è sempre stata fortemente atlantista, filo-Nato, filo-Washington, filo-Europa.
Un ex dirigente del Kgb gli avrebbe fatto orrore. Fin dai primi anni del Msi alcuni fascisti di sinistra che non condividevano questa linea lasciarono il partito seguendo personaggi come Stanis Ruinas, che per marcare la distanza dalla svolta occidentalista del Msi fondò guarda caso una rivista che si chiamava Pensiero nazionale, e che era finanziata dal Pci. Un fasciocomunista, che ebbe però la coerenza di seguire il suo percorso fino in fondo, senza pretendere di incarnare il “vero”.
Anche la corrente rautiana era antiamericana ma non fece scissioni, battagliò contro la segreteria almirantiana dall’interno, contandosi nei congressi. Tutti ricordano come Almirante bollò quelli che abbandonarono il partito nel 1976 per fondare Democrazia nazionale: li considerò «infami traditori» e «disertori» e si rivolse contro di loro ai «credenti, ai fedeli, agli intelligenti per l’Italia». Così si chiamava l’appello che Almirante firmò sulle colonne del Secolo d’Italia. Disse anche che quegli scissionisti erano stati «comprati» dalla Dc. Ecco dunque il nodo della questione: voi di Futuro nazionale avete tutto il diritto di fare la politica che volete, di essere “funzionali” a chi volete, gli elettori decideranno il vostro destino, ma se usate parole d’ordine che non sono vostre, evocate leader e caduti che non sono i vostri vi meritate una risposta, e chi vi segue merita che si faccia chiarezza.
I PATTI DI ROMA
Nel 1957 il Msi votò i patti di Roma, aderendo con entusiasmo al primo nucleo di quella che poi diventerà l’Unione europea, fu un voto anche contro l’internazionalismo della sinistra che infatti si schierò contro. Il nazionalismo del Msi non sarebbe mai sfociato in un sovranismo egoistico anzi l’Europa-nazione era il sogno coltivato dal presidente Pino Romualdi, e la tradizione della destra sociale non avrebbe mai consentito di fare di tutti gli immigrati un nemico collettivo, le donne del Msi non avrebbero mai accettato di stare a casa ad accudire i pargoli essendo escluse dalla politica e anzi, benché poche rispetto alle femministe, erano sempre in prima fila quando era necessario.
Il Msi non amava la retorica bellicista, anche se sì, tra loro si chiamavano “camerati”, ma al primo punto del loro programma culturale c’era la pacificazione tra gli italiani. Ora, se si prendono in prestito slogan, leader e memorie che per la comunità di provenienza missina sono sacre, bisogna farlo in punta di piedi, con rispetto e maneggiando con cura. Altrimenti meglio evitare. Meglio tenere lontano il sospetto di una rozza strumentalizzazione. Le cadute di stile, tra “camerati”, sono il peggiore degli affronti. Risparmiateci.