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Gabrielli lascia a terra Schlein e Conte: "Non sono governabile", disastro a sinistra

di Roberto Tortora lunedì 15 giugno 2026

2' di lettura

Franco Gabrielli ha deciso di tirarsi indietro e di non partecipare alla corsa per il ruolo di “federatore” del cosiddetto campo largo. “Fiutata l’aria di fregatura”. Una rinuncia che arriva in un momento di fibrillazione politica e che, di fatto, congela una delle ipotesi circolate nelle ultime settimane sui possibili profili tecnici o istituzionali in grado di tenere insieme le opposizioni.

L’ex capo della Polizia, già sottosegretario e figura di lungo corso nella sicurezza dello Stato, nell'ultimo giorno della Repubblica delle Idee (festival del quotidiano la Repubblica a Bologna) ha motivato la sua scelta con parole che non lasciano margini a interpretazioni: “Ho un grandissimo difetto, non sono governabile e quindi in questo senso non sarei un buon compagno di viaggio”.

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Un giudizio netto sul proprio profilo che chiude la porta a qualsiasi operazione politica costruita attorno al suo nome. Ma Gabrielli non si è limitato a un semplice ritiro tecnico. Nel suo intervento ha anche offerto una riflessione più ampia sul proprio ruolo e sulla percezione pubblica della sua figura: “Ho la sensazione di essere come la sora Camilla, che tutti la vogliono ma nessuno la piglia”.

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Parole che fotografano un certo scetticismo rispetto alle dinamiche politiche in corso e che confermano la distanza dell’ex numero uno della Polizia da qualsiasi logica di schieramento. Nel suo ragionamento, Gabrielli ha poi allargato lo sguardo anche al dibattito politico generale, lasciando intendere una visione critica delle operazioni di ingegneria politica che stanno animando il centrosinistra. Un contesto in cui il suo nome era stato evocato come possibile figura di sintesi, ma che ora perde uno dei suoi protagonisti potenziali. Non manca, infine, una stoccata indiretta al clima politico attuale, con l’idea di fondo che la ricerca di un “federatore” rischi di trasformarsi in un esercizio più teorico che concreto. Una sensazione che, alla fine, lo stesso Gabrielli ha sintetizzato con il suo ritiro: una scelta di distanza più che di ambizione.

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