Il caso tiene banco da lunedì scorso e tutto è partito dai titoli del TgLa7 di Enrico Mentana, quando il consueto sondaggio SWG ha accreditato il partito di Roberto Vannacci al 5,3%, praticamente appaiato alla Lega di Matteo Salvini. Un dato che ha acceso il dibattito politico e mediatico, trasformandosi nel tema centrale della settimana. Di questo scrive Luigi Crespi sul Tempo, svelando il "gioco sporco" dei sondaggisti e della sinistra sul fenomeno-Generale.
Il giorno successivo il Corriere della Sera ha raccolto reazioni, retroscena e analisi. Poi sono arrivati altri istituti demoscopici. Giovedì, a PiazzaPulita, Renato Mannheimer ha sostanzialmente confermato lo stesso scenario. Infine è arrivato anche il rilevamento di YouTrend, che ha addirittura registrato il sorpasso di Futuro Nazionale sul Carroccio.
In questo clima si inserisce la riflessione di Salvatore Merlo sul Foglio, dove il giornalista ha mostrato una certa insofferenza verso i sondaggi, arrivando ad accostarli all’astrologia. Un paragone che però, secondo molti osservatori, non regge. “L’astrologia non è una scienza”, si osserva, ricordando che la scienza richiede verificabilità e possibilità di essere smentita dai fatti. “La scienza non è il regno della certezza. È il regno del metodo”.
Ed è proprio qui che si colloca la differenza. I sondaggi non pretendono di prevedere il futuro, ma di fotografare una tendenza attraverso procedure statistiche dichiarate e verificabili. Certo, possono sbagliare. Con un campione di mille interviste il margine di errore si aggira attorno al 3%, ma resta uno strumento costruito su criteri rigorosi. I dati di Tecnè e SWG, infatti, risultano sostanzialmente sovrapponibili e segnalano una crescita di Futuro Nazionale. Tuttavia, il partito di Vannacci resta una realtà giovane, priva di solide serie storiche e ancora da verificare sul territorio.
Nel frattempo la Lega, alle ultime amministrative, non ha registrato il tracollo che molti pronosticavano. Per questo la partita resta aperta. Il fenomeno Vannacci esiste, ma dovrà superare la prova del tempo, delle proposte e del consenso reale. I sondaggi indicano una tendenza. Le urne, come sempre, conclude Crespi, diranno il resto.