Da Repubblica alla Gazzetta degli Ayatollah, il passo può essere breve. Il quotidiano diretto da Mario Orfeo, che sicuramente non ha in grande simpatia il presidente americano Donald Trump (legittimo, ci mancherebbe) all'indomani della firma del memorandum d'intesa tra Usa e Iran che ha dato il via ai 60 giorni di negoziazione per arrivare a una pace definitiva, dedica alla questione Golfo il titolo principale della prima pagina.
Già dal "Khamenei contro Trump", per poi passare alla prima riga del catenaccio ("Messaggio del leader iraniano: non avrei firmato, il presidente Usa mosso dalla disperazione") sembra emergere un fatto: dietro a quella che a prima vista sembra una "fredda cronaca", Rep pare sposare la linea-Teheran dando spazio e peso esclusivamente alla versione dell'ayatollah Mojtaba Khamenei, peraltro ancora nascosto in un luogo sconosciuto dopo essere stato ferito gravemente poche ore dopo la nomina nell'attacco che ha portato alla morte del padre Alì.
Anche pagina 2 e 3 danno maggior spazio al lato iraniano (pagina 3 è dedicata ancora alle parole di Khamenei, con grande evidenza), c'è un bel virgolettatone dei pasdaran nel titolo su Hormuz ("Controlliamo noi").
A Trump si riserva un retroscena d'appoggio sulla decisione a sorpresa di annunciare la firma nel bel mezzo della cena di gala a Versailles, dopo il G7. Un appiglio per avvalorare la tesi della "disperazione" del presidente.
Per carità, il giudizio sul vero "vincitore" nella trattativa tra Iran e Stati Uniti è sindacabile, anche se sullo stesso non dovrebbe influire l'anti-americanismo di fondo. Quel che è certo, però, è che tifare per Khamenei in ottica anti-Trump appare quanto meno una pericolosa deformazione.