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Trump-Meloni, bocche cucite all'ambasciata. E le manovre in vista del 2 luglio

di Fausto Carioti domenica 21 giugno 2026

3' di lettura

Bocche serrate all’ambasciata americana di Roma sull’ennesimo botta e risposta tra Donald Trump e Giorgia Meloni, sulle reazioni della stampa italiana e sulla festa che il 2 luglio sarà ospitata a Villa Taverna dall’ambasciatore Tilman J. Fertitta. Sotto traccia, però, nella capitale si lavora per “normalizzare”, se non le relazioni tra i due Paesi, almeno quell’appuntamento.

Un anno fa, la premier e molti suoi ministri erano lì, a celebrare l’Indipendenza degli Stati Uniti. Meloni disse che le due nazioni «parlano la stessa lingua» ed elogiò la forza del loro legame, «a maggior ragione quando il nostro punto di vista non dovesse essere coincidente». Fertitta rispose che «è incredibile quanto i nostri Paesi siano intrecciati e quanto ci sosteniamo a vicenda». Dodici mesi dopo, anniversario tondo: la Dichiarazione d’indipendenza fu firmata 250 anni fa. E la fotografia non potrebbe essere più diversa.

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L’ELEFANTE NELLA STANZA
Eppure, da entrambe le parti si vuole provare a ignorare, almeno per un giorno, l’“elefante nella stanza”, ovvero Trump con i suoi continui attacchi alla leader italiana. La speranza è di riuscire a circoscrivere l’incendio e tenere al riparo dalle fiamme – per quanto possibile – ciò che ancora lega Italia e Stati Uniti sotto l’aspetto istituzionale.

Dal lato americano, la lista degli invitati, preparata settimane fa, non è stata cambiata in seguito allo scambio di accuse. Gli inviti per celebrare il 250° anniversario nella residenza dell’ambasciatore arriveranno a Meloni e a tutti i ministri del governo, ai presidenti delle Camere, alle alte cariche, ai presidenti delle commissioni parlamentari e ad altri senatori e deputati. Tutto come previsto.

Dal lato italiano, la presidente del consiglio ha detto ai suoi di andare. Il motivo, ha spiegato, è che le tensioni tra lei e Trump non devono cambiare il rapporto tra Italia e Stati Uniti. Allo stato attuale, quindi, è previsto che i ministri accettino l’invito e vadano a Villa Taverna. Fonti di governo spiegano che il video e i post con cui Meloni ha replicato a Trump sono molto chiari, ma è altrettanto importante difendere la storica relazione tra le due nazioni. Nonostante tutto, quindi, la sera del 2 luglio gli esponenti del governo italiano dovrebbero essere lì, a brindare all’atto con cui le colonie d’oltreoceano si separarono dalla madrepatria inglese.

Discorso a parte per Meloni. Chi le ha parlato fa notare che lei ha già partecipato un anno fa e dunque è improbabile che faccia il bis. Male apparenze, che in politica estera contano, saranno salvate: con altri esponenti di governo presenti, nessuno potrà parlare di «rottura» tra i due Paesi.

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LA DIPLOMAZIA DELLO YACHT
Tutto questo, s’intende, al netto di nuove sorprese, che nessuno può escludere. Nemmeno Fertitta, che pur essendo amico e finanziatore di Trump non ha alcun potere di prevedere le dirompenti esternazioni del suo presidente. Così, nonostante il segnale di disponibilità dato dalla premier, nessuno si sbilancia. Matteo Salvini, interpellato ieri, ha risposto: «La mia agenda la faccio settimana per settimana», e dunque c’è ancora tempo. I presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, decideranno nei prossimi giorni, in base agli impegni. Un parlamentare vicino alla premier, che non è mai mancato all’appuntamento, conferma la linea della cautela: «Vedremo come sarà la situazione. L’auspicio è che sia tale da andarci, come sarebbe normale».

Anche fuori Roma, Fertitta si comporta come se nulla fosse accaduto. Da tempo ha deciso di abbinare all’evento di Villa Taverna il “Freedom 250 Coastal Diplomacy Italy tour”. Un viaggio finanziato da lui stesso, lungo le coste della Penisola, a bordo del suo yacht Boardwalk, per celebrare pure altrove «la straordinaria partnership tra i nostri Paesi». È partito da Civitavecchia, seguiranno Napoli, Palermo, Cefalù (dove sono le radici della sua famiglia), Venezia, Trieste e altre città. Incontrerà autorità locali e imprenditori “interessanti” per gli Stati Uniti. Più business e mondanità che politica, insomma, come prescritto dal “manuale Trump” in tempo di pace.

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