Mi dimetto subito o mi dimetto dopo? Frulla confusione nella mente di Giuseppe Conte. Un caos ancora più evidente dopo la “mossa del cavallo” di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che si è dimesso da membro della Commissione d’inchiesta sull’emergenza Covid proprio per poter relazionare su vicende a lui note in merito alla gestione della pandemia. Come a dire: caro Giuseppi, ora dimettiti pure tu, se vuoi davvero essere ascoltato per diradare tutte le nubi sopra la tua testa, togliti lo scudo dell’immunità. È vero, lunedì sera il capo dei 5 Stelle ha annunciato di essere disponibile alle dimissioni, ma solo con la garanzia di essere riammesso in commissione. Nel tardo pomeriggio di ieri il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, gli ha poi tolto ogni scusa residua rispondendo così alla lettera inviata dall’ex avvocato del popolo a lui e a Ignazio La Russa (presidente del Senato): «Di intesa con il presidente del Senato, le assicuro il mio intendimento di nominarla nuovamente e nel più breve tempo possibile componente della commissione medesima, secondo le consuete modalità procedurali, una volta esaurita la suddetta fase cui le sue dimissioni sono direttamente finalizzate». Pronta la replica di Conte: «Ringrazio il presidente Fontana, che ha raccolto questa mia sollecitazione, quindi mi offre garanzie che non verranno frapposti ostacoli dopo la mia liberazione al ritorno in commissione. A questo punto insisto perché il presidente Lisei mi convochi, senza più ulteriori scuse e senza più differimenti, quanto prima la commissione Covid. Concordiamo subito una data, un attimo prima della libera audizione mi dimetterò».
LA MELINA PROSEGUE
Dunque pare che Conte, al momento, non si dimetterà. Lo farà solo sul fotofinish, appena prima di essere ascoltato. Il motivo è ignoto, viste le garanzie chieste e ottenute. La melina prosegue e la domanda è retorica: senza le dimissioni di Bignami, Giuseppi sarebbe uscito allo scoperto? L’ex premier è anche parecchio nervoso. Infastidito dalle inchieste giornalistiche che stanno scoperchiando numerose magagne legate alla struttura commissariale da lui messa in piedi durante l’emergenza, si è parecchio scaldato negli studi di Mediaset, ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica, sempre lunedì sera. «Non è vero che la mascherine erano farlocche. Non può insinuare che il Movimento 5 Stelle sia coinvolto in questa cosa! È una diffamazione», ha risposto al conduttore che lo incalzava sul miliardo e 250 milioni speso per dispositivi di sicurezza inadeguati, con tanto di caccia all’affare tra le aziende di tutta Roma pronte a speculare sull’emergenza. «Dicono che sto scappando dalla commissione, io sono due anni che ho scritto la mia disponibilità, nero su bianco: ascoltatemi. Non mi hanno mai chiamato», si è poi difeso Conte. Fratelli d’Italia, però, è sulle barricate. Il dimissionario (dalla Commissione d’inchiesta sul Covid) Galeazzo Bignami attacca a testa bassa.
FDI SULLE BARRICATE
«Il palese nervosismo di Giuseppe Conte rappresenta la plastica dimostrazione di come il leader del Movimento 5 Stelle sia in totale difficoltà e non voglia che si faccia verità sulla gestione della pandemia. Fratelli d’Italia continuerà a pretendere totale trasparenza e risposte chiare nelle sedi opportune: i cittadini italiani hanno il diritto di sapere come sono stati gestiti i fondi pubblici durante l’emergenza sanitaria. Ho mostrato all’avvocato del popolo come si rispettano le istituzioni, dimettendomi dalla commissione per essere audito. Adesso lo faccia anche lui», spiega il capogruppo dei meloniani alla Camera. Il suo omologo al Senato, Lucio Malan, incalza: «È davvero singolare che il leader del movimento che chiedeva trasparenza e correttezza nella gestione degli affari pubblici, attacchi chi, sui mezzi di informazione e in Parlamento, sta lavorando per dare trasparenza e verificare la correttezza. L’ex presidente del Consiglio ha parlato, ma le sue dimissioni ancora non sono sul tavolo. Le attendiamo». Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Covid, bastona Giuseppi: «La maschera, anzi la mascherina di Giuseppe Conte è caduta. Il capo del Movimento 5 Stelle ha fatto chiaramente emergere che le ipotesi rispetto alla stagione del Covid sono due: o è complice di fatti gravissimi come le laute parcelle chieste da consulenti che spendevano il suo nome e come i 200 milioni di euro pagati per provvigioni ad amici del Pd su mascherine farlocche pericolose per la salute, oppure è stato un presidente del Consiglio indegno del proprio ruolo perché incapace di verificare ciò che accadeva durante il suo mandato. Non so quale delle due ipotesi sia peggiore». Il ragionamento del primo partito di governo, che tra l’altro ha fortemente voluto la commissione in questione, è molto chiaro: visto e considerato che gli italiani sono stati costretti a chiudersi in casa a colpi di Dpcm, devono almeno avere diritto a sapere come sono stati spesi i loro soldi per mascherine che non li proteggevano. Sarebbe il minimo.