Voto anticipato l'11 luglio, come suggeriva Libero qualche giorno fa. O forse addirittura una settimana prima, il 4 aprile, secondo il retroscena di Francesco Verderami sul Corriere della Sera.
La premier Giorgia Meloni e i suoi fedelissimi avrebbero già dato una occhiata al calendario del prossimo anno, per non farsi trovare impreparati nel caso la situazione nella maggioranza di centrodestra precipitasse per davvero. Lo stop sulla legge elettorale, con la bocciatura dell'emendamento sulle preferenze presentato da Fratelli d'Italia e di quello di Futuro nazionale, mercoledì, sono stati interpretati dal presidente del Consiglio come un allarme da non sottovalutare. Non una rottura vera e propria, ma un avvertimento: dentro gli alleati Lega e Forza Italia c'è qualcosa che non va. Troppi, quei 31 "franchi tiratori". Il voto di questa mattina a Montecitorio, con il centrodestra nuovamente compatto ad approvare l'impianto generale della legge, ha portato una tregua ma la sensazione è che non tutto sia passato.
Verderami raccoglie anche una voce suggestiva: facendo iniziare l'iter alla Camera e non al Senato (dove non c'è il voto segreto, come ricordato dal presidente Ignazio La Russa) ed esponendosi di fatto al fuoco amico, Meloni avrebbe "voluto arrivare fino al punto di rottura della maggioranza senza andare oltre. Perché se le preferenze fossero passate, la legge sarebbe stata poi affossata nel voto finale. E sarebbe stato un disastro". Un incidente controllato, insomma. Anche per far capire agli alleati più riottosi che la premier non preclude nessuna pista, neppure quella estrema.
I retroscena sulla vigilia del voto confermano come nel centrodestra e anche dentro FdI in molti fossero convinti che quell'emendamento sarebbe andato a sbattere. Si è trattata però di una scelta tattica: "Con la sfida sulle preferenze - spiegano fonti parlamentari a Verderami - Giorgia ha rovesciato l’accusa delle opposizioni di volersi occupare dei temi di Palazzo. E affermando la volontà di restituire ai cittadini il diritto di scegliersi il rappresentante in Parlamento, è stata mediaticamente efficace". Non solo. Scrive sempre il notista del Corriere: "Raccontano che secondo i primi sondaggi la mossa starebbe risultando vincente nel Paese. Perciò ieri la premier ha voluto che FdI votasse a favore dell’emendamento sulle preferenze presentato dai «nemici» vannacciani: un’incoerenza politica calcolata per rimanere coerente davanti ai cittadini".