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Se la tramvia smaschera l'uomo bianco

A Firenze il folle anatema della consigliera Pd Stefania Collesei: "Donne e stranieri ma...", il suo delirio sui passeggeri
di Tommaso Lorenzini giovedì 16 luglio 2026

2' di lettura

Nella Firenze del Soviet rosso che impone di tutto in maniera iper-centralistica (compresa la destinazione d’uso delle abitazioni, alla faccia della proprietà privata, vedi l’annoso caso degli affitti brevi e degli immobili sfitti), invece di concentrarsi sui problemi reali della caotica mobilità - come i cantieri infiniti, la sicurezza alle fermate dei bus o l’integrazione tariffaria - si arriva a fare anche la morale ai cittadini, catalogandoli in base a bizzarre categorie da salotto. La chiameremo sociologia urbana. E no, temiamo che non si possa dare la colpa al caldo...

A tenere la lectio magistralis è la consigliera comunale del Pd, Stefania Collesei, veterana della politica locale ed ex presidente del Quartiere 5. Durante un intervento in Consiglio, a fine giugno, la Collesei ha lanciato strali destinati a rimanere negli annali del surrealismo politico: «Siccome prendo spessissimo la tramvia ho notato che specialmente in alcune fasce orarie, ma direi molto spesso, la tramvia è frequentata da donne e stranieri. Uomo maschio bianco non pervenuto. Allora ci sarà da lavorarci su, ci sarà da lavorarci su perché mentre nei paesi europei i manager vanno in tramvia, invece i manager fiorentini vanno in automobile e forse conviene cambiare abitudini. Forse conviene cambiare abitudini».

Che imbecilli questi manager, non hanno capito che dall’usare la tramvia dipende il giudizio civico sulla loro moralità. Il sillogismo è elementare: se prendi il tram sei una persona virtuosa, se usi la macchina sei un bieco esponente del patriarcato che rifiuta la transizione ecologica. Inutile ribattere che magari l’italiano medio (bianco, nero, uomo o donna che sia) se preferisce la macchina o lo scooter spesso non è per fare un dispetto al pianeta o per riaffermare la propria mascolinità tossica, ma forse perché deve incastrare lavoro, figli, commissioni private e vita sociale di livello decoroso, cose che usando soltanto i mezzi pubblici non si riescono a conciliare. Poi rimarrà imbottigliato per ore in auto proprio per colpa dei cantieri della tramvia, ma magari non corre il rischio di finire ad aspettare il tram successivo perché è dovuto scendere da quello sul quale era che nel frattempo ha preso fuoco (due giorni prima dell’intervento della consigliera c’è stato proprio un doppio rogo che ha visto coinvolti un vagone della tram e un autobus...).

Su di lui resterà tuttavia l’anatema della Collisei, e poco importa che la tramvia tanto voluta dalle amministrazioni (rigorosamente rosse) di Firenze sia un progetto che risale agli anni 80 e per farla siano stati sacrificati pini e platani secolari: la promessa ripiantumazione impiegherà decenni a garantire la funzione del verde estirpato in nome del trasporto ecologico (?), ma almeno la tramvia la sua funzione la sta svolgendo: smascherare quello stronzo dell’«uomo maschio bianco».

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