La Corte dei Conti va allo scontro frontale col governo e chiama in causa la Corte Costituzionale. Il 15 luglio Alfredo Mantovano, sottosegretario di palazzo Chigi, ha inviato una lettera (la seconda) al presidente della Corte, Guido Carlino, sulle nomine di dieci presidenti di sezione decise in barba alla nuova legge. Una lettera più dura della precedente, alla quale il consiglio di presidenza della magistratura contabile ha reagito ieri, convocando per oggi un Plenum. All’ordine del giorno c’è l’elevazione del conflitto di attribuzione tra Corte dei Conti e governo davanti alla Consulta.
Il 24 e 25 febbraio il consiglio di presidenza della Corte (il “Csm” delle toghe contabili) aveva deliberato, in un’adunanza non pubblica, la promozione di dieci magistrati alla carica di presidente di sezione. Una decisione che comporta un onere aggiuntivo a carico dei contribuenti pari, in media, a circa 52mila euro l’anno per ogni promosso. Il bando per coprire nove di quei posti era stato indetto il 27 gennaio: cinque giorni dopo l’entrata in vigore della legge 1 del 2026, che delega il governo a riorganizzare la Corte dei Conti e prevede una riduzione delle figure apicali. In quelle delibere di promozione la nuova legge, sebbene già varata, non viene mai menzionata. Il decimo promosso si è aggiunto perché, nello scrutinio per il posto di procuratore regionale per la Liguria, due candidati avevano ottenuto lo stesso punteggio. Problema risolto promuovendo entrambi: uno assegnato alla sede ligure, l’altro - che è e resterà fuori ruolo - collocato in posizione soprannumeraria.
LA PRIMA LETTERA
Il 5 giugno Mantovano, su delibera del consiglio dei ministri, ha scritto una prima lettera a Carlino. La Corte, sottolineava il sottosegretario, non poteva ignorare che la legge prevedesse una riduzione delle figure apicali, dato che «suoi autorevoli esponenti siedono al tavolo tecnico incaricato di redigere il relativo schema di decreto legislativo». Sarebbe stato lecito attendersi «cautela» nelle nomine dirigenziali. Perché, allora, non si era ricorso a soluzioni temporanee invece di promozioni permanenti? L’urgenza era reale? Il 17 giugno il consiglio di presidenza della Corte ha risposto a maggioranza, sostenendo che le promozioni erano un obbligo imposto dalla legge in vigore e che la delega non ancora esercitata non era vincolante. Il consiglio dei ministri del 14 luglio ha esaminato la nota di Carlino, giudicandola, in sostanza, una non-risposta, evasiva sulla questione essenziale. Mantovano ha quindi scritto la seconda lettera all’«Illustrissimo Presidente» della Corte dei Conti. In poco più di una pagina, il sottosegretario smonta l’argomento secondo cui le promozioni sarebbero un «obbligo procedimentale». Rileva che proprio «la presenza, da anni, di posti vacanti» nell’organico della magistratura contabile, «presuppone un margine di apprezzamento discrezionale da parte del Consiglio di Presidenza nelle decisioni riguardanti le procedure di reclutamento e di passaggio alle qualifiche superiori». Quindi, «a migliore precisazione» di quanto chiesto a giugno, il consiglio dei ministri, tramite Mantovano, chiede di sapere «perché il Consiglio di Presidenza della Corte si sia limitato al dato formale della non attuazione» del criterio di riduzione delle figure apicali «e non abbia inteso in alcun modo considerare tale criterio» nelle proprie decisioni.
«Più in dettaglio», si domanda se il vertice della Corte dei Conti abbia «in qualche modo bilanciato l’interesse alla copertura dei posti vacanti, attraverso i diversi istituti consentiti dalla normativa vigente, con l’opportunità di non ostacolare, mediante le promozioni in questione, il conseguimento dell’obiettivo voluto dal legislatore del contenimento delle figure apicali o sub-apicali della Corte». In parole povere: ve ne è fregato qualcosa o no, della legge votata dal parlamento?
ALLORA SI PUÒ FARE
Un ulteriore dettaglio: Mantovano prende atto «con favore» del fatto che il 19 giugno pochi giorni dopo la nota di Carlino - la copertura del posto di presidente della sezione di controllo per il Molise sia stata risolta attraverso l’assunzione ad interim delle funzioni da parte del presidente della sezione per la Puglia. È la soluzione alternativa alle promozioni che il governo aveva suggerito nella prima lettera e che la Corte aveva sostenuto non essere praticabile. Si può fare, dunque. La lettera partita da palazzo Chigi ha messo in allarme la Corte dei Conti. Il suo consiglio di presidenza, che aveva già calendarizzato la prossima seduta dopo l’estate, ha convocato in fretta e furia una riunione straordinaria. La proposta di sollevare il conflitto di attribuzione è passata ieri in commissione, con tre voti favorevoli e uno contrario. Uno dei tre voti è quello del procuratore generale della Corte dei Conti, Pio Silvestri, che partecipa alla redazione dei decreti attuativi della riforma. Oggi il Plenum è chiamato alla deliberazione. Il segnale è chiaro: la Corte non intende rispondere nel merito al governo e cerca un’altra strada.