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Matteo Lepore sotto assedio: "Paghi o si dimetta"

di Alessandro Gonzato giovedì 23 luglio 2026

3' di lettura

È l’insostenibile leggerezza di Lepore, che ha convocato la “piazza per la giustizia” quand’era chiaro che sarebbe diventata «vendetta», d’altronde l’avevano invocata gli stessi parenti e amici di Fakir. E se il dem non immaginava le conseguenze – poliziotti feriti, auto incendiate, vetrine rotte e cassonetti distrutti – allora da quand’è sindaco ha dormito, non ha visto che “la piazza”, a Bologna, va sempre a finire così. A questo punto si dimetta e torni a ronfare. Ma è anche lo strabismo (o sono le allucinazioni) di Lepore, il quale dice di aver visto due manifestazioni, una di buoni e l’altra «brutta», e peccato che i manifestanti fossero gli stessi, solo che prima erano in piazza del Nettunoemezzora dopo hanno girato l’angolo in piazza Roosevelt, dove c’è la questura, minacciata da migliaia di scalmanati. Certo, erano «due piazze », su questo ha ragione, ma solo per la toponomastica.

DIFFERENZE
Ci sono due Lepore e due misure. Il primo, a novembre, reclamava 100mila euro dal Viminale perché, questa l’accusa, Piantedosi non aveva impedito la partita di basket tra la Virtus Bologna e gli israeliani del Maccabi Tel Aviv, pretesto per l’ennesima piazza pro-Pal con relative devastazioni. Oggi, invece, il Lepore non ne vuole sapere di mettere di tasca propria i soldi che i bolognesi dovranno scucire per i danni provocati dalla delinquenza, compresi gli incendi delle due macchine, che erano di proprietà del Comune, quindi pagate pure quelle dai cittadini. ÈunLepore senza vergogna, politicamente s’intende, che per l’odio vomitato sulla polizia incolpa il governo: «Nelle nostre città questi fenomeni creano paura, preoccupazione e tensione. Questa tensione si riversa nelle piazze. Questa rabbia va gestita e le istituzioni devono prendere posizione perché gli scontri c’erano stati la sera prima e ci saranno anche nelle giornate successive se le istituzioni non faranno il loro dovere». A La7, collegato con “L’aria che Tira”, il dem ha proseguito: «Se come istituzioni non sosteniamo lo stato di diritto, non stiamo accanto alle vittime e lasciamo che nelle piazze ci vadano solo gli antagonisti, facciamo un errore incredibile perché regaliamo la sofferenza e la marginalità di questo Paese a chi non è democratico. Invece» – non è la versione di Barney ma di Lepore – «a Bologna siamo abituati a scendere in piazza e dare voce alle vittime. Lo abbiamo sempre fatto e lo continueremo a fare. Se non avessimo fatto quel presidio la voce della famiglia oggi non ci sarebbe, ci sarebbe solamente la voce sui social che accusa il morto di essere un criminale e la famiglia di essere immigrati. Sono persone che hanno sùbito un lutto e le istituzioni gli devono stare accanto». Lo meriterebbero anche gli agenti che hanno bloccato Fakir, ma su di loro, anche grazie alla “piazza per la giustizia”, si è subito buttato il tribunale dell’estrema sinistra che poi ha colpito i poliziotti che lunedì sera non avevano alzato un solo manganello prima di essere attaccati. Capiamoci: le responsabilità penali sono individuali, ma dal punto di vista politico Lepore ha combinato un altro disastro.

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OSTINATO
Non pago, ha risposto pure alla Meloni: «Chiedere verità e giustizia non significa delegittimare le divise. Al contrario, accertare le responsabilità servea preservare la fiducia nelle istituzioni ». Bignami, capogruppo di Fdi alla Camera (il partito ha lanciato una raccolta firme per le dimissioni di Lepore), la vede diversamente: «Un sindaco irresponsabileha convocato una piazza parlando di verità e giustizia. Tutti vogliono verità, ma parlare di giustizia presuppone che sia stata compiuta un’ingiustizia e ciò adombra sulle forze dell’ordine una responsabilità. Quella piazza si è trasformata per la presenza di facinorosi che comunque sono sempre in una qualche minima parte coperti da una certa sinistra. Una vera caccia all’uomo contro le forze dell’ordine. Tutto ciò è inaccettabile», ha concluso Bignami, «e ha un nome e cognome: sinistra italiana». Il capogruppo comunale della Lega, Di Benedetto, ha presentato con la sottosegretaria leghista alla Cultura, Borgonzoni, una mozione di sfiducia contro Lepore. Di Benedetto ha presentato anche un esposto in procura contro ignoti. Un altro esposto «per verificare anche l’ipotesi di istigazionea delinquere» l’ha presentato l’eurodeputato di Fdi Cavedagna: «Questa follia ha un responsabile politico, Matteo Lepore». E i bolognesi pagano. Di nuovo.

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