“Quando Schlein e Conte dicono ‘siamo pronti, tocca a noi’, sono ridicoli. Ma potrebbero avere ragione. Non perché il centrosinistra vincerà le elezioni ma perché il centrodestra si sta preparando a perderle”. A parare non è un pericoloso esponente della "destra destra", per citare un'espressione tanto cara a Lilli Gruber. Tutta farina del sacco di Luigi Zanda, ex tesoriere del Pd che, parlando col Foglio, si è interrogato sul futuro del campo largo sostenendo che i leader del centrosinistra non si sono mai occupati di affrontare le grandi questioni di questi tempi: "Un errore chiaro, irrimediabile in pochi mesi". Poi lo spinoso tema della leadership: "Le primarie sono elezioni vere, da fare con regole vere. La prossima sarà una legislatura durissima, ma ho l’impressione che Schlein e Conte non abbiano capito che la posta in gioco non è solo la cacciata di Meloni ma il governo dell’Italia”.
"Sono iscritto al Pd, voterò per il centrosinistra e inviterò a farlo, anche se Elly Schlein e Giuseppe Conte faticano a dirsi di sinistra, preferendo definirsi progressisti - ha proseguito Zanda -. Credo che la segretaria del Pd debba sempre ricordare con orgoglio che la sua è una forza di centrosinistra, progressisti possono esserlo tutti. E’ solo un modo per acchiappare elettori". Schlein e Conte si dicono "pronti a governare". Ma lo sono davvero? Per Zanda "s fanno troppe fotografie e poca politica. Siamo passati in pochi giorni da testardamente unitari al ‘programma a settembre’. Ora dicono ‘tocca a noi’. Ma resta un problema di fondo". Ovvero, "per non disturbare il rapporto tra Pd e M5s non si è mai discusso di politica estera, come poi è emerso al comizio di Napoli o al Parlamento europeo dove ognuno vota in modo diverso”.
"Si possono usare molti argomenti contro gli investimenti per la difesa, ma dire che non servono perché Putin è buono, mentre l’Ucraina è cattiva, perché non s’arrende, è puro putinismo - ha aggiunto Zanda -. Aver aspettato 4 anni è un errore irrimediabile. Mi auguro che almeno sul resto del programma si vada oltre i titoli e si indichi con chiarezza il modo con cui i traguardi si possono raggiungere. Il richiamo alla Costituzione, al suo spirito, è doveroso, ma non basta. Sul resto per ora vedo solo slogan e poche ricette operative. Un mio amico imprenditore mi ha detto che non andrà a votare, perché sia la sinistra che la destra, quando hanno governato hanno fallito in economia. Mi ha chiesto: perché dovrei pensare che non falliranno ancora?”.
Da qui una riflessione sulle sfide future: "La prossima sarà una legislatura durissima, con una economia stagnante, con due coalizioni divise al loro interno sulla politica estera e le alleanze internazionali appese agli umori di Trump. In più non mi meraviglierei se Vannacci avesse qualche amico fuori dall’Italia. Il nostro paese è territorio di guerra ibrida e di spionaggio". Delle sfide che però non troveranno una Elly Schlein e un Giuseppe Conte: "Schlein e Conte non sono dei leader, sono dei capi partito. I leader si impongono per carisma e pensiero politico, qualità che mancano. Tuttavia tra i due c’è una grossa differenza. Schlein non si accorge che l’ex premier si sta mangiando larghe parti del Pd. Con provocazioni quotidiane alle quali la segretaria non risponde mai". In questo senso, risulterebbe complicato puntare su un nome terzo: "E’ un percorso che andava costruito per tempo. Oggi si dovrebbe scegliere un nome privo di carisma, siamo sicuri che porterebbe gli elettori a votare? Davanti a una soluzione del genere Meloni stapperebbe champagne".